Il montaggio alternato

a cura di Letizia Piredda

Il montaggio alternato è una figura fondamentale per comprendere il modo in cui il montaggio narrativizza insieme lo spazio e il tempo. Tale figura alterna inquadrature di due o più eventi che si svolgono in luoghi diversi , ma, di solito, simultaneamente e che, a volte, possono convergere in uno stesso spazio. [1]

Ne L’altro uomo (Strangers on a Train), 1951 di Alfred Hitchcock abbiamo due esempi di montaggio alternato. Uno all’inizio e uno alla fine del film.

L’altro uomo (Stranger on a Train), 1951 di Alfred Hitchcock

Se ascoltate attentamente la voce che commenta il video, abbiamo una spiegazione eccellente di questo montaggio alternato iniziale. Siamo in una stazione ferroviaria qualunque, in una città qualunque, in un giorno qualunque e vediamo prima un uomo che scende da un taxi, paga e si avvia con le valigie al binario del treno; quasi contemporaneamente vediamo un altro uomo che fa la stessa cosa. Noi vediamo solo i passi di questi due personaggi : e ci domandiamo quali impulsi misteriosi guidano i passi di questi due sconosciuti? Quale imperscrutabile volontà superiore avvia queste persone lo stesso giorno, verso la stessa banchina e sullo stesso treno. I loro destini rimarranno divisi e paralleli come queste rotaie, o si intrecceranno come questo groviglio di scambi?
Potremo vedere i loro volti, solo dopo che il piede di uno urta quello dell’altro, dando la miccia al loro incontro.

Uno degli obiettivi che stanno alla base del montaggio alternato è quello di creare una suspense crescente, come nel finale del film, dove si alternano la partita di tennis di Guy e il viaggio al Luna-Park di Bruno, che vuole lasciare lì l’accendino di Guy, come prova schiacciante della sua colpevolezza.
E qui la maestria di Hitchcock sta nell’uso che fa del tempo: infatti comprime il tempo della partita e dilata quello del viaggio di Bruno, creando una suspense spasmodica che durerà fino alla fine del film.

Note

[1] G.Rondolino, D.Tomasi. Manuale del film. Utet, 2011 pp 216-217

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