I ponti di Madison County: analisi di una scena.

a cura di Letizia Piredda

Sto frequentando un corso di cinema su Altman e Eastwood [1] e ho appena visto, anzi rivisto, I ponti di Madison County. Sono rimasta sorpresa dalla bellezza del film e dal fatto che riesca a mantenere la tensione fino all’ultimo. Rispetto ad Altman che scardina in tutti i modi il cinema classico, Eastwood sembra muoversi invece proprio all’interno dei canoni di quest’ultimo. Ad un’analisi attenta, però, anche Eastwood lo sovverte, ma con una modalità molto meno appariscente.

Per capire meglio quanto detto, riporto l’analisi di una scena del film che mette in evidenza i meccanismi linguistici utilizzati da Eastwood, in chiaro contrasto con il linguaggio del cinema classico. La scena è quella del ballo, in cui sulle note di una bellissima canzone cantata da Johnny Hartmann[2], Robert e Francesca restano avvolti in un crescendo da un sentimento inatteso e inarrestabile. La mdp segue il movimento rotatorio del ballo, ma la particolarità di questa scena è che è disseminata di dissolvenze: se ne possono contare otto. Queste dissolvenze, però, non stanno ad indicare, come di solito accade, delle ellissi temporali, ma sembrano rispondere a un bisogno opposto, quello di sottolineare, di ripetere, di reiterare, di creare ridondanza: in particolare le dissolvenze insieme alla mdp che gira intorno, creano un vortice, un vortice di passione. Una dissolvenza al nero ci riporta ai figli che stanno leggendo il diario della madre: sembra sottolineare il brusco venir meno di un mondo emotivo che sta nascendo. Il figlio si allontana per prendere un po’ d’aria; la figlia invece sembra nutrirsi di quel racconto, e a sottolineare questa vicinanza tra la figlia e la madre, parte una dissolvenza incrociata che dal viso della figlia passa sulle fiamme del caminetto per arrivare a Robert e Francesca abbracciati nel letto.

Meryl Streep e Clint Eastwood in I ponti di Madison County, 1995

Con uno stile minimalista Eastwood riesce a scardinare il linguaggio classico, o ancora meglio, come dice Gianni Sarro, a complicare l’idea di un cinema lineare e semplice [3].


Note

[1] Corso di cinema su Robert Altman e Clint Eastwood, tenuto dal Prof. Gianni Sarro on line.
[2] La canzone è I see your face before me cantata da Johnny Hartmann
[3] Gianni Sarro, Clint Eastwood su Odeonblog

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