E’ morto Carlo Alighiero, attore, doppiatore, regista

A cura di Tano Pirrone

Stamani si sono tenuti, nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Trastevere i funerali di Carlo Alighiero, attore, doppiatore, regista: una carriera lunga settant’anni e vissuta accanto alla moglie Elena Cotta, anche lei attrice e doppiatrice.

Da Eschilo ad Amleto, dal Maigret con Gino Cervi al ruolo dell’assistente di Ubaldo Lay – il Tenente Sheridan di Giallo Club – che gli diede la grande popolarità, alla voce narrante di Omero dell’Odissea di Franco Rossi che fece epoca. Ha attraversato la storia del teatro, della tv, del cinema Carlo Alighiero, morto a novantaquattro anni. Era nato, infatti nel 1927 ad Ostra, nelle Marche ed ha calcato le scene fino all’ultimo, a poco prima che il Covid bloccasse il mondo dello spettacolo. Lo ha costantemente fatto con energia, creatività, talento, sin dal debutto in teatro con lo stabile di Padova nel ’52 con un classico: Agamennone di Eschilo per la regia di Gianfranco De Bosio; e subito dopo nell’Amleto con Vittorio Gassman.

Nel frattempo frequenta il corso di regia di Orazio Costa all’Accademia d’Arte Drammatica: gli insegnanti erano i grandi del teatro del ‘900, Costa, Sergio Tofano, Wanda Capodaglio, Vittorio Gassman e Silvio D’Amico; e suoi compagni furono Monica Vitti, Luca Ronconi, Glauco Mauri, Luigi Vannucchi, Ileana Ghione, Renato Mainardi (del quale Alighiero produsse e interpretò la commedia Per una giovinetta che nessuno piange al Teatro Eliseo di Roma, regia di Arnoldo Foà). Con il teatro arrivò Elena Cotta, si sposarono ed ebbero due figlie, Barbara e Olivia, e poi nipoti e bisnipoti. Il primo incontro a Milano, nel 1949, poi il trasferimento a Roma, per frequentare la Silvio D’Amico. Da allora, assieme, hanno calcato le scene di tutti i teatri d’Italia.

NegIi anni Settanta il desiderio di unità familiare e professionale condusse Carlo a una formazione teatrale indipendente, destinata a vivere con passione una esperienza di ricerca: Edipo di Seneca, Amleto di Riccardo Bacchelli, in cui, con la regia di Carlo, Elena interpretò il ruolo problematico del protagonista. Fino ad Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni con la regia di Carlo che inaugurò il Teatro Manzoni a Roma di cui Alighiero fu direttore artistico fino al 2002. Lo spettacolo si concluse con due lunghe tournée: in Cina, dove per la prima volta approdò una compagnia italiana, e in Russia, arrivando fino in Siberia. Era la fine degli anni Ottanta, e da allora Carlo ed Elena, come soci fondatori del Manzoni, con la loro compagnia hanno agito stabilmente con un repertorio di grande successo, sempre testimoniato da un pubblico numeroso, facendo debuttare in teatro con grande divertimento personaggi dello spettacolo come Fabrizio Frizzi – grande amico di Alighiero – e Rita Forte.

Accanto al teatro, c’è stata anche la grande televisione, fin dalla sua nascita. L’attore debuttò infatti nel ’54 per la regia di Alessandro Brissoni con Albertazzi e De Carmine, lavorò poi in Maigret con Gino Cervi e con Andrea Camilleri, Daniele Danza, Silverio Blasi, Morandi, Anton Giulio Majano, Giuseppe Fina. La grande popolarità arrivò nel ’60 nel ruolo dell’assistente di Ubaldo Lay – il Tenente Sheridan di Giallo Club: ma la lunga serialità gli stava stretta e così propose agli autori di “uccidere” il suo personaggio per dedicarsi al teatro come attore e regista. Nella lunga carriera c’è stato spazio anche per il cinema, negli anni Settanta (da Dario Argento a Sergio Martino, da Damiano Damiani a Lucio Fulci), i radiodrammi, anni di doppiaggio nell’era d’oro (è stato la voce di Anthony Quinn), per l’indimenticabile voce narrante di Omero dell’Odissea di Franco Rossi.

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