Silvano Agosti alla Casa del Cinema. L’utopia possibile di un pensatore libero.

di Pino Moroni e Piero Bonacci

Artapartofculture.net

Una rassegna di film del regista Silvano Agosti, operatore culturale con la sua sala d’essai Azzurro Scipioni, sala storica e punto d’incontro di artisti, cineasti e di tutti i romani amanti del cinema.
Figura unica nel cinema italiano, il quale riassume in sé l’artista, il tecnico (sceneggiatore, regista, fotografo, montatore e produttore), il filosofo, il poeta, il saggista. Più di 30 film tra lungometraggi e documentari, altrettanti scritti, tra cui la summa della sua filosofia “Lettere dalla Kirghisia”.

Sabato 18 settembre è stato proiettato “L’uomo proiettile” (1995) sulla nostalgia della vita e degli artisti del Circo e “La seconda ombra” (2000) film dedicato allo psichiatra Franco Basaglia, sulla sua vicenda umana e professionale come direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia e sulla sua idea, diventata poi legge che ha rivoluzionato la concezione del malato mentale. Per l’occasione Cinecittà S.p.A. ha messo a disposizione le copie restaurate dei lungometraggi.

Silvano Agosti presso la Casa del Cinema, foto di Piero Bonacci
Il regista e il suo collaboratore Lorenzo Negri, foto di Piero Bonacci
Il regista e Pino Moroni, foto di Piero Bonacci
Silvano Agosti presso la Casa del Cinema, foto di Piero Bonacci
Silvano Agosti presso la Casa del Cinema, foto di Piero Bonacci

Alla fine di ogni proiezione Silvano Agosti ha conversato con il pubblico, mettendo in evidenza la sua innata originalità contro tutte le oppressive convenzioni sociali. Per cui ha parlato dell’Uomo (e non del maschio) e della Donna (e non della moglie) cercando di rompere i vieti schemi del machismo e del femminismo. Ha parlato della libertà creativa del gioco dell’infanzia (ma anche della maturità) e delle regole che vengono imposte nella fase scolare togliendo molte idee originali del gioco libero.

Agosti è un uomo che ancora gioca ed è pieno di idee perché – secondo lui – ha avuto la fortuna di non essere andato a scuola fino a 13 anni. Ha ricordato le tante gabbie invisibili che rinchiudono gli esseri umani e la oppressione dei muri che ci vengono sempre alzati intorno, che possono essere abbattuti, secondo lui, soltanto con la ribellione a livello individuale e non con le rivoluzioni collettive che riportano sempre al potere.

Alla domanda su quali secondo lui siano i capolavori del cinema ha risposto che noi tutti esseri umani siamo il massimo capolavoro. E conoscere sé stessi significa conoscere il mondo (i 7 milioni di schegge di esseri umani). Poi ha parlato di cosa serve all’uomo per essere sereno. Poche cose: un buon pasto, un letto caldo, l’amore, gli amici, la natura, l’arte, visitare altri luoghi e capire altre culture. Tutto il resto è lavoro inutile per stare meglio (od anche peggio). Per lui l’essere umano dovrebbe lavorare per i suoi bisogni solo 3 ore al giorno.

Sull’amore ha detto che è un bisogno naturale di diventare l’altro, di essere l’altro. Lui stesso ha scritto un pezzo al femminile e molte donne lo hanno riconosciuto come fosse scritto da una donna. Sulla monogamia ha detto che quando le donne ad una certa età vogliono diventare mogli, questa scelta selettiva di trovare qualcuno che ti assicuri la vita e chiamarlo marito fa finire il desiderio. Per riprovarlo occorrerebbe rivedersi come la prima volta in cui ci si è conosciuti (citazione da L’uomo proiettile).

Per “La seconda ombra” (la storia di Franco Basaglia) Silvano Agosti, con il suo collaboratore Lorenzo Negri, ha spiegato che il film si sarebbe dovuto chiamare “Il muro”, ma parlando con uno degli 800 pazienti degli ospedali psichiatrici, che hanno fatto parte del cast del suo film, questi gli ha raccontato che quando medici ed infermieri lo maltrattavano per curarlo si rifugiava nella sua seconda ombra.

Anche in questo film si parla di verità e di finzione, molto di mura e di gabbie. Di violenze istituzionali e di ribellioni e di individui che riescono a ragionare fuori degli schemi e trovare soluzioni ai problemi. Nel film Franco Basaglia (Remo Girone), uno psichiatra sotto le vesti di un operaio di lavanderia, scopre le condizioni disgraziate in cui versano i pazienti del manicomio di Gorizia e divenutone il Direttore riesce, contro tutti, a cambiare le loro condizioni e poi a presentare la legge Basaglia che li ha fatti chiudere.

Ogni uomo che viene al mondo cresce nella libertà e si atrofizza nella dipendenza”. “Lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginare la libertà.” Queste le basi del pensiero di un filosofo del nostro tempo come Silvano Agosti: un pensatore libero.

Commenta per primo

Rispondi