Una docuserie con papa Francesco per Netflix

la Redazione

Stories of a Generation con Papa Francesco è la nuova docu-serie Netflix in 4 episodi ispirata a Sharing the Wisdom of Time (La Saggezza del tempo), il pluripremiato libro scritto dal pontefice a cura di Antonio Spadaro, edito da Marsilio.

La docuserie di Simona Ercolani, con la consulenza editoriale di antonio Spadaro, già presentata alla Festa del Cinema di Roma (14-24 ottobre) con la proiezione in anteprima mondiale del primo episodio “Love”, sarà disponibile su Netflix dal 25 dicembre in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo.

Rappresenta un racconto corale sulla terza età. Donne e uomini over 70 provenienti da ogni parte del mondo si raccontano davanti all’obiettivo di talentuosi giovani filmmaker under 30, per un totale di un anno di riprese e 18 storie provenienti dai 5 continenti. Ciascuno dei quattro episodi della docuserie tocca uno dei grandi temi che accomunano l’essere umano – l’amore, i sogni, la lotta, il lavoro – attraverso le vicende e le esperienze di donne e uomini che rappresentano etnie, status sociali e religioni di tutto il pianeta e che nel loro insieme raccontano l’umanità nei suoi valori universali. A rendere questo incontro tra generazioni unico, la straordinaria conversazione tra Antonio Spadaro e Papa Francesco che, con la sua testimonianza esclusiva, è il fil rouge dei quattro episodi della serie.
Un Bergoglio intimo che racconta di sé da giovane, di quando amava ballare il tango e cresceva in un rapporto speciale con nonna Rosa che sapeva amare «anche stando in silenzio ». Insieme a lui, si raccontano donne e uomini over 70 provenienti da ogni parte del mondo. Fra questi appunto Scorsese in un’intervista intima, girata da sua figlia, la regista e attrice Francesca, accompagnata da video di famiglia inediti.

Nell’intervista Scorsese presenta al Pontefice sua moglie, la produttrice Helen Morris, da tempo malata. Il regista gli dice riferendosi alla donna: «È lei che mi interessa. È più importante di tutti i miei successi, di tutti i miei film e delle cose che ho fatto. Questa donna è tutto ciò di cui mi importa». Spiegherà a posteriori Bergoglio: «Era una priorità» per lui. Scorsese «non era sulla difensiva riguardo la malattia della moglie ». E ancora: «Mostrò il suo amore. Questo merita più premi dei suoi film, che sono eccezionali».

«Qual è, se c’è, il tuo più grande rimpianto nella vita privata o professionale? », chiede a Scorsese sua figlia. «Mi sarebbe piaciuto poter aiutare a crescere le altre mie figlie », risponde il regista. «Cathy — dice — nacque nel 1965. Avevo poco più di venti anni. Domenica nacque dieci anni dopo, quando ero sulla trentina. La cosa che mi è mancata, ovviamente, è stata dare una mano a crescerle. E questo dipese molto dalla mia ossessione di imprimere immagini su una pellicola. Questo condizionava buona parte della mia vita privata. Non trovavo il giusto equilibrio. Perché non c’è. Devi fare due cose insieme. Io non lo sapevo. È molto diverso quando ti avvicini ai 60 anni. Sei quasi un’altra persona ». Scorsese racconta anche della prima volta che prese in braccio Francesca. Un suo video inedito immortala la figlia appena nata. Legge in proposito un passo di Gilead di Marilynne Robinson facendolo suo: «Dicono che i neonati non aprono gli occhi ma mentre l’avevo in braccio ha aperto gli occhi. So che mi stava osservando. E sono felice di averlo saputo al tempo, perché ora, nella mia situazione attuale e in procinto di lasciare questo mondo, mi rendo conto che nulla è più straordinario di un volto ». Il regista chiude parlando del suo desiderio di amare: «Ho sempre voluto imparare ad amare. Solo quello».

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