Un Figlio (Bik Eneich:Un Fils, 2019)

di Mirta Tealdi

Un Figlio (2019), del regista tunisino Mehdi M. Barsaoui (in uscita in Italia il 21 Aprile 2022) è un film drammatico che racconta la travagliata vicenda di una famiglia tunisina. Siamo nell’estate del 2011 sullo sfondo di un delicatissimo momento storico politico e sociale, denominato in Occidente Primavera Araba.  Un mondo musulmano in bilico tra spinte progressiste e democratiche e forze conservatrici islamiche. Fares  (Sami Bouajila, vincitore per questo film, come Migliore Attore nella sezione Orizzonti del festival di Venezia 2019, ai César 2021 e ai Lumiere Awards 2021), Meriem (Najila Ben Abdallah) e il figlio undicenne Aziz (Youssef Khemiri), stanno tornando da un fine settimana a Tatouine in Tunisia. Sono una famiglia felice e serena, lungo la strada (desertica e polverosa) l’auto di Fares viene superata da una jeep a tutta velocità e poco dopo, dietro una curva la spensieratezza della famiglia viene spezzata da una serie di spari. Si trovano coinvolti in una sparatoria tra esercito e gruppi islamisti e Aziz viene ferito gravemente. Fares, nella concitazione e drammaticità del momento, riesce a tornare indietro, fuggendo precipitosamente dal punto dello scontro. Una volta in ospedale, la situazione già critica di Aziz degenera molto velocemente. Occorre in breve tempo un trapianto di fegato, per salvargli la vita, in quanto il fegato del bambino è stato quasi del tutto asportato per fermare la grave emorragia. Sottoposti alle analisi per verificare la compatibilità dei genitori, Fares e Meriem si trovano di fronte ad un nuovo incubo da affrontare. Le analisi infatti rivelano che Fares non è il padre naturale di Aziz e che Meriem ha col figlio una compatibilità molto bassa. Qui il film di Mehdi M. Barsaoui, entra nel vivo della storia, non più nella concitazione degli eventi iniziali, e si concentra sulla rappresentazione intima e personale dei due genitori il cui mondo va in frantumi. Si oscilla tra il dramma del figlio che rischia la morte e ha i giorni contati  e una verità dura da accettare e comprendere. E’ una situazione apparentemente senza soluzione, che fare?

Alcune immagini del film

Mehdi M. Barsaoui (qui al suo primo lungometraggio), regista molto apprezzato dalla critica internazionale, e diplomato al DAMS di Bologna, in Un Figlio, mette coraggiosamente molta carne al fuoco, egli ci costringe, infatti, a fare una riflessione  culturale, ed etica su più livelli. Quanto si è disposti a fare e rischiare per salvare il proprio figlio? Quanto in un mondo tradizionale e repressivo, la donna, seppure emancipata, ha gli stessi diritti, anche legali del marito? Quanto la vita del proprio figlio ha lo stesso valore di quella di un altro bambino? Quanto la corruzione, la mancanza di scrupoli e umanità, per mero interesse economico, travalica ogni accettabile comportamento umano ed etico? Interrogativi lucidi cui il regista sottopone i propri protagonisti e con i quali Fares e Meriem si troveranno a fare i conti durante tutta la durata del film. Magistrale l’interpretazione di Sami Bouajila, inseguito dai primi e primissimi piani della camera che ne scruta e analizza i sentimenti più profondi. Fares è dominato dal proprio orgoglio ferito, dall’amore  paterno e dall’urgenza di salvare il figlio. In questo frangente si trova lui stesso in un proprio microcosmo (specchio di un macrocosmo caotico) in bilico tra le proprie idee progressiste e un substrato culturale da cui non può che essere influenzato.

Un figlio è un film complesso nell’intreccio, meno nella rappresentazione, con un linguaggio asciutto e chiaro, forse, in certi momenti più interessante nelle poche parti più nascoste od omesse (ad esempio i motivi  solo abbozzati, per l’infedeltà di Meriem, anche lei forse a sua volta tradita?).

Particolarmente felice la sceneggiatura, nel dipanare gli eventi che vengono messi in campo e che si intrecciano e ingarbugliano, mantenendo una costante relazione tra il dramma  personale e il contesto di riferimento di un momento storico (nella storia tunisina, e nordafricana di quel periodo e successivo), in bilico tra forze opposte e pericolosamente destabilizzanti.

Un film con un inizio molto potente e una seconda parte molto introspettiva. Da vedere.

Informazioni su Mirta Tealdi 12 Articoli
Mirta Tealdi, Toscana di origine, vive a Roma da oltre trent'anni. Laureata in Dams ha frequentato corsi universitari di Critica Cinematografica, seminari del Centro Sperimentale di Cinematografia  seminari di Critica Cinematografica. Appassionata di Storia e Critica del cinema e curiosa cronica, ama approfondire i vari aspetti della Settima Arte. Ama molto la scrittura e ha avuto collaborazioni con riviste on-line di Cinema.
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