Letterature Festival 2022. Confini con Guadalupe Nettel, Nicolas Dauplé, Valeria Parrella, Arturo Perez-Reverte.

di Pino Moroni

Nella serata dal tema Confini del Festival delle Letterature di Roma 2022 la Concept e curatela Simona Cives, in chiusura, con accanto gli scrittori ospiti ed i performers musicali ha ringraziato ancora tutte le Istituzioni interessate, i Centri culturali di Roma e quelli degli altri paesi esteri. Mentre tornavano ad essere illuminati i resti monumentali o semidiroccati dei tanti palazzi che affacciano sullo Stadio Palatino, con la sua tipica pianta ovale: la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria e la Domus Flavia (Domizia), Palatii destinati a diventare nell’accezione comune edifici residenziali.

Guadalupe Nettel (Il corpo in cui sono nata – Nuova frontiera 2022) scrittrice messicana, collaboratrice di importanti testate in tutto il mondo, con premi importanti per la raccolta di racconti Bestiario Sentimentale (2013), La figlia unica (2020) ha parlato con il suo inedito dell’argomento principe della nostra era Cinque cartoline del nostro tempo.

La scrittrice ha esordito ricordando che il mondo sta bruciando, foreste, coltivazioni, case (Usa, Messico, America Latina, Europa, Australia ecc.) ed i movimenti ecologisti (Vedi Greta Thunberg ed altri) sono inascoltati, vilipesi, sconfitti.

In Tenebre (1816) il poeta Byron – ha detto Nettel – ha scritto un poema apocalittico sulla fine del mondo con il sole spento e le stelle vaganti nell’oscurità, l’umanità priva di raggi e la terra gelida. Era l’anno senza estate, con un inverno continuo causato dall’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, che con le sue nebbie neutralizzava i raggi del sole e distruggeva i raccolti. Nello stesso anno Mary Shelley creava il dott. Frankestein e la sua creatura mostruosa, il nuovo Prometeo creato dalla tecnologia ed andato fuori controllo umano. Non è quello che sta succedendo ora? Si è chiesta la scrittrice.

Pino Moroni con Arturo Perez-Reverte

La Nettel ha poi raccontato la leggenda della sontuosa città maya di Uxmal (in lingua maya significa costruita tre volte) fu costruita distruggendo intere foreste circostanti. Malgrado tutte le offerte al Dio della pioggia Chaac, questi nulla poté dove gli alberi erano stati decimati. Gli abitanti abbandonarono tre volte la città per le prolungate siccità. Si sta ora costruendo una ferrovia che attraversa le foreste dello Yucatan, per ricavare legna, scavare e trasportare carbone e petrolio. Una nuova desertificazione ed aumento del surriscaldamento del pianeta. Quante altre storie come questa? Vedi l’Amazzonia.

continua

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