L’ordine del tempo di Liliana Cavani e le poche speranze.

di Pino Moroni

Dopo i film evento Barbienheimer che “se non li vai a vedere non ne puoi parlare” e “se non ti sono piaciuti sei diventato anche tu quello che vuole farsi notare” (omologazione forzata) finalmente arrivano in sala film normali di cui si può fare una libera critica, anche negativa, finalmente fuori dal coro.
L’ordine del tempo di Liliana Cavani (Il portiere di notte, Al di là del bene e del male, La pelle, Galileo, Francesco, ecc.) è un film che la regista novantenne (Leone d’oro alla carriera a Venezia 80) ha voluto fortemente realizzare per dare un messaggio personale (con spunti anche autobiografici) sul tempo della vita che passa e sulla imprescindibile resa dei conti finale, indotta sia da cause naturali sia da catastrofi universali.

L’idea originale parte dal saggio di Carlo Rovelli L’ordine del tempo sulla natura del tempo e la sua percezione umana, sul quale la regista ha lavorato a lungo con l’autore, adattando concetti di meccanica quantistica e teoria della gravità a loop (ideata dallo stesso Rovelli), per le quali il tempo sparisce in un presente in cui sembrerebbe non ci sia più né passato e né futuro.

immaginw per L’ordine del tempo di Liliana Cavani
immaginw per L’ordine del tempo di Liliana Cavani

Teoria con cui, senza riuscire molto a capire, abbiamo tutti a che fare in questo momento storico (teorie del multiverso od universi paralleli).

Riportata in formato filmico, in pratica il tempo è quello che passano un gruppo di amici di vecchia data sui 50 anni, tutti professionisti affermati ed arrivati, ma come tutti molto incasinati, in una accogliente villa a Sabaudia con vista sul mare del promontorio Circeo. Prigionieri di uno scampolo di tempo residuo di vita, prima che un asteroide enorme e velocissimo si schianti sulla terra (così dicono i fisici e gli astronomi).

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