Speciale Nanni Moretti#7

Le canzoni nei film di Nanni Moretti

di Letizia Piredda

Spesso nei film di Nanni Moretti, in maniera completamente inaspettata, per non dire spiazzante, parte  una canzone. Lì per lì restiamo sorpresi, contrariati, ma come una canzone? adesso? Ci sembra strano, come se la musica dovesse in qualche modo essere annunciata…ma poi veniamo presi dal motivo della canzone che si integra perfettamente con la scena in corso e veniamo travolti sul piano emotivo.
In una intervista di Paolo Di Paolo a Emanuele Trevi, alla domanda “quale scena prediligi nel cinema di Nanni Moretti?” Trevi risponde: “la scena che prediligo in assoluto nel cinema di Nanni Moretti  (e non credo di essere il solo) è l’irruzione di E ti vengo a cercare in Palombella Rossa- prima la voce sua, di Nanni Moretti intendo, poi di tutto il coro dei tifosi sugli spalti. Così si fa, così si crea un’emozione reale, il resto sono chiacchiere da studiosi. Una notte di insonnia durante il lockdown ho rivisto il film e ho pensato: ecco se riuscissi a trovare una soluzione narrativa così a un dato momento problematico di un mio libro…sarei un grande. Perché in quel momento la storia si trova davanti a un muro, e i muri o ci scavi sotto o li salti. Non c’entra niente la bellezza del capolavoro di Battiato, è proprio come diventa parte di un’altra storia che mi commuove profondamente. Tutto è perfetto anche la difficile immobilità dei giocatori nell’acqua. Io credo, ma te l’ho già detto, che Moretti sia un grande attore almeno quanto sia un grande regista. La sua maniera di entrare nelle sue inquadrature rende le due cose indistinguibili, mi fa pensare al cinema di Buster Keaton.”[1]

E ti vengo a cercare in Palombella Rossa,1989

La musica nei film di Moretti non è mai di commento all’immagine, ma diventa personaggio, un personaggio che si infila nella scena in corso, come un piede che scivola nella sua scarpa.
Si può parlare di montaggio verticale? [3] Credo di sì, anche se, non dimentichiamolo, sul piano stilistico, Moretti è parente della Nouvelle Vague. Di fatto stupisce come tutte le canzoni che sceglie siano adatte al momento, anche quando il senso non appare immediatamente chiaro.
Ma che funzione hanno le canzoni nei film di Nanni Moretti?
Le canzoni fanno parte della vita di tutti i giorni, si sentono dappertutto, nei bar, nei negozi, nei grandi magazzini, nelle discoteche, hanno quindi un’agilità e una mobilità che la musica colta non ha, e costituiscono un bagaglio che ognuno si è formato negli anni: tanti piccoli microcosmi di ricordi, emozioni, eventi, persone.
Ed è per questo che Moretti le inserisce nei suoi film insieme alla musica originale e alla musica colta.
Nella vita c’è di rado il silenzio. E la vita ci sta tutta nei film di Nanni Moretti. E Battiato, come dice Chianura, funziona meglio di Stockhausen, Jovanotti meglio di Nono, Einaudi meglio di Bach.
In generale possiamo dire che vengono usate per suscitare una reazione: amplificare un’emozione o all’opposto distanziarla, o produrre un effetto straniante, quando una canzone non serve a commentare una scena o un’atmosfera del film, ma piuttosto diventa lo strumento per uscire da quella scena o da quella atmosfera trasformandole, allontanandosene ironicamente come una carrellata all’indietro[2].
In Bianca le canzoni prendono il sopravvento sulla musica originale… la musica è parte della vicenda…
Scalo a Grado si sposa perfettamente con l’insensatezza della scena, il goffo tentativo da parte di Moretti di “accoppiarsi” sulla spiaggia di Monteporziano. O meglio due insensatezze, la canzone e la scena, si alimentano a vicenda in modo inesorabile.

Insieme a te non ci sto più in Bianca, 1984

A volte le canzoni possono avere una funzione ironica se non derisoria: come se Moretti volesse ricordarci che viviamo in una farsa che può finire in burla in qualsiasi momento.
In alcuni casi la canzone non inizia come canzone ma come testo parlato da Moretti per poi diventare musica come in La Messa è finita: dopo aver celebrato il matrimonio torna a casa e seduto sul divano parla con la sorella (l’atmosfera di perfetto equilibrio sta per dissolversi) “Mamma e papà invecchiano e io non lo sopporto. Capiterà anche a noi, eh, e riderai. Quel giorno riderai ma non potrai lasciarmi più. Ti senti sola con la tua libertà, ed è per questo che tu ritornerai, ritornerai”. Subito dopo partono gli impetuosi archi della canzone originale di Bruno Lauzi. Questo passaggio sembra veicolare una sottile ironia che ha il compito di ridurre l’angoscia crescente del discorso iniziato con la sorella, e noi pure ci sentiamo un po’ sollevati da questo alleggerimento..
Si è anche verificato che la stessa canzone sia stata usata in due film diversi, come nel caso di Insieme a te non ci sto più, cantata da Caterina Caselli (Bianca, e La stanza del figlio), ma questo non ha provocato nessun problema, proprio perché l’uso di una canzone può essere diverso per la finalità che vuole raggiungere e varia in funzione di contesti diversi.

Insieme a te non ci sto più in La stanza del figlio, 2001

Ci sono poi alcune canzoni molto ritmate come Batonga e Didi che riescono a trasmettere un ritmo gioioso alle riprese, come ad esempio in Caro Diario, mentre passa in rassegna le case di Roma. E che rispondono al suo sogno segreto, cioè quello di ballare bene… scusa con cui poi si unisce al gruppo che canta in una balera open air al ritmo di un merengue Visa para un sueño.

Visa para un sueño, Batonga, Didi in Caro Diario, 1993

In molti casi è difficile se non impossibile scoprire il motivo che ha portato Moretti alla scelta di una canzone e a inserirla in un determinato punto di un film: forse la scelta deriva dal mood che la canzone suscita, cioè l’atmosfera che la canzone crea senza che ci sia necessariamente una pertinenza tra immagini e musica, o forse proprio per l’assenza di questa pertinenza. Uno di questi casi è l’introduzione di Inevitabilmente, cantata da Fiorella Mannoia, sui titoli di coda di Caro Diario, forse con lo scopo di commentare finalmente con un certo sollievo quello che è stato e resta comunque un periodo tormentato della sua vita.
Infine le canzoni spesso servono a dare un tocco di leggerezza che, come dice Moretti in un’intervista, “non è il contrario di serietà, ma di pesantezza”.

Voglio vederti danzare ne Il sol dell’avvenire,2022

E chissà magari mettendole tutte in fila, con l’intuizione e l’intelligenza che lo contraddistinguono, Nanni Moretti potrebbe finalmente riuscire a fare quel musical che ormai da tanti anni è uno dei suoi sogni nel cassetto!

Note.

[1] Bianco e Nero, N. 606, Nanni Moretti. Edizioni Sabinae 2023 p. 123

[2] Claudio Chianura. Le canzoni nei film di Nanni Moretti. Edizioni Haze, 2021

[3] Montaggio verticale: quando la musica si integra simultaneamente con l’immagine.

Informazioni su Letizia Piredda 177 Articoli
Letizia Piredda ha studiato e vive a Roma, dove si è laureata in Filosofia. Da diversi anni frequenta corsi monografici di analisi di film e corsi di critica cinematografica. In parallelo ha iniziato a scrivere di cinema su Blog amatoriali.
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