Cosa diceva l’affare Dreyfus negli anni 60

Onda su onda
di Stefano Balassone

Riportiamo l’articolo di oggi comparso su Repubblica che ruota attorno a L’affare Dreyfus : chissà che anche adesso ci possa portare a qualche importante riflessione.
la Redazione

La Rai della Prima Repubblica trasmise in due puntate nel 1968, il 17 e 19 di novembre, L’affare Dreyfus (ora su Rai Play), entro una rubrica dal titolo I giorni della storia. Grazie a quello sceneggiato qualche milione di italiani venne ad apprendere che in Francia nel 1895 gli alti gradi militari fabbricavano prove false contro un capitano ebreo condannandolo per alto tradimento in mezzo al tripudio dell’antisemitismo. Si giocava in quel caso, sviscerato da Hannah Arendt ne Le origini del totalitarismo, la partita della legalità repubblicana contro il populismo autoritario e militarista. Le due puntate Rai mostravano di avere letto e assimilato il libro della Arendt,
traducendolo in forme congrue ai fatti e didascaliche. In più va sottolineato che la Rai d’allora, monopolio televisivo con due reti e neppure l’ombra di un telecomando nelle case, godeva di un’autorità oggi inconcepibile tanto che era usuale che la frase “l’ha detto la tv!” bastasse a chiudere ogni discussione. Tanta potenza rendeva “politica”, cioè da soppesare e calibrare sotto ogni aspetto, la decisione di programmazione e dunque è lecito domandarsi perché la tv disseppellì proprio allora L’affare Dreyfus, di settanta anni prima? La risposta è semplice: per il suo carattere esemplare e ammonitore. Si era infatti nel mezzo degli anni Sessanta in cui le bombe nere esplodevano entro la strategia della tensione volta a innescare angoscia e insicurezza a pro’ dell’Uomo Forte. Un’ariaccia che nel 1964 si concretizzò perfino nella minaccia di un colpo di stato, con arresto e deportazione di 731 politici e sindacalisti. Se ne seppe un paio d’anni dopo e la tv italiana, guarda caso, subito allestì un racconto sui mal fidati generali, benché francesi che di sicuro scolpì in molti due ferme convinzioni: che la paura si smonta con l’analisi e l’autocontrollo; e che quando l’antisemitismo è in voga, conviene chiedersi a chi conviene e, oltre che gli ebrei, badare a proteggere se stessi. ondasuonda@repubblica.it

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