LE NUVOLE di Aristofane

LE NUVOLE di Aristofane
Regia di Antonio Calenda – Teatro Greco di Siracusa, 3 agosto 2021

di Tano Pirrone

Abbiamo molto sperato che Antonio Calenda fosse presente alla prima del suo spettacolo Le Nuvole di Aristofane; e, quando tutto il colorito pubblico di rito commedia in piedi ha tributato il giusto plauso per l’ottima esecuzione della commedia, presentandosi sull’orchesta con tutto il corpo degli attori e dei tecnici, Antonio Calenda, da uomo d’onore, è stato presente.

È l’ottava volta che Antonio Calenda presenta un suo spettacolo a Siracusa: è secondo solo all’ormai mitico Ettore Romagnoli, che condusse la regia delle prime dieci opere eseguite al Teatro greco di Siracusa dal 1914 al 1927, con l’atroce buco nero della Grande Guerra. Con lui – traduttore, regista e, in due casi, anche responsabile delle musiche -, nell’epica rinascita del Teatro non possiamo esimerci di ricordare – riverenti! – il grande artista Duilio Cambellotti, per le scene e costumi e il maestro Giuseppe Mulè per la musica.

La carriera siracusana di Calenda inizia nel 1988 con l’Aiace di Sofocle e prosegue nel 1994 col Prometeo di Eschilo, nel 2001 col primo e il secondo atto delle Orestiadi (Agamennone e Coefore), cui aggiunse nel 2003 (le Rappresentazioni avevano ancora l’originario andamento biennale, che auspichiamo venga ripristinato) il terzo atto Eumenidi. Nello stesso anno fu regista de I Persiani di Eschilo nella traduzione di Giusto Monaco. Ultima fatica prima del successo odierno fu, nel 2012, Le Baccanti di Eschilo, opera spinosa, ma risolta con mestiere, eleganza e sobrietà; ne ricordiamo le scene, semplici ed efficaci e le splendide interpretazioni di Gaia Aprea e Daniela Giovannetti. Quest’ultima, iera sera, era amabilissima corifea, con Galatea Ranzi, coppia fatata con scie inebrianti di antichi profumi.

Le Nuvole (Νεφέλαι, Nephèlai), dunque: insuccesso storico di Aristofane, che rimaneggia il lavoro, ma poi non lo rimanda più in scena. Ci ritorna nel 1927 ad opera del Romagnoli traduttore-regista; nel 1988 nella traduzione INDA di Enzo Degani e per la regia di Giancarlo Sammartano; nel 2011 nella traduzione di Alessandro Grilli e per la regia di Alessandro Moggi. L’edizione odierna si avvale dell’ottima contemporaneità della traduzione di Nicola Cadoni, docente al liceo classico Azuni di Sassari; per la musica; dell’ineccepibile Germano Mazzocchetti, sempre al fianco di Calenda in tutte le realizzazioni siracusane; delle architetture dechirichiane di Bruno Buonincontri, sempre legato a Calenda salvo l’esperienza del 2012 anno in cui le scene di tutte e tre le opere in cartello furono affidate al gusto internazionale di Oma*Amo/Rem Koolhaas. Sempre di Buonincontri i costumi perfettamente in sintonia con l’ambiente e impreziositi dai copricapo multicolori a forma di nuvole.

Chiudiamo la nostra breve rassegna con un complimento generale per tutti gli attori, certamente ben diretti, ma tutti impegnati al meglio. Un affettuoso abbraccio al carissimo Antonello Fassari, sempre francobollato al personaggio che riesce a magnificare: il suo Socrate è il vero imbroglione pensato da Aristofane, imbrogliapopolo e sempre alla ricerca di facile guadagno.

Stefano Santospago è l’Autore che presenta l’opera e poi rimane a controllare, intervenendo ogni tanto, vero alias del regista: peccato che Santospago sia stato in questa stagione non sufficientemente utilizzato, anche se presente in tutte e tre le opere in cartellone. L’introibo di ieri sera è un pezzo da scuola di recitazione.
Il ruolo di Strepsiade è strategico: carattere multiforme e dissonante, continuamente scosso da movimenti asincroni e imprevedibile; ha bisogno di avere interpreti segaligni e forti, veri elastici di recitazione. Ricordiamo che quel ruolo fu ricoperto da Gualtiero Tumiatti nel 1927, da Paolo Bonacelli nel 1988, da Mariano Rigillo nel 2011. Nando Paone è stato ampiamente all’altezza, stralunato, inzuppato di ampia esperienza e duttilità è stato la quintessenza di Strepsiade.
Le due corifee Galatea Ranzi e Daniela Giovanetti, vere comprimarie e i cori (Nuvole, Coro vero e proprio e Seguaci di Socrate) sono stati tutti ineccepibili e hanno dato, come, si dice, “spettacolo”.

Dopo due tragedie ad alta voce, barocche e autoreferenziali, Antonio Calenda con gusto raffinato e mestiere sconfinato, ci ha regalato una chiusura indimenticabile. Possiamo prenotare per il prossimo anno… ora.

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Le Nuvole di Aristofane

Teatro Greco di Siracusa – Agosto 2021

Traduzione: Enzo Degani │ Regia: Antonio Calenda │ Scene e costumi: Bruno Buonincontri │ Musiche: Germano Mazzocchetti │ Coreogtrafia: Jacqueline Bulnés

Personaggi ed interpreti. Aristofan, Stefano Santospago │ Strepsiade, Nando Paone │ Fidippide, Massimo Nicolini │ Socrate, Antonello Fassari │ Corifee, Galatea Ranzi, Daniela Giovanetti / Discorso migliore: Stefano Galante │ Discorso peggiore, Jacopo Cinque │ Primo creditore di Strepsiade: Alessio Esposito │ Secondo creditore di Strepsiade: Matteo Baronchelli

4 Commenti

  1. Grazie Tano, ho apprezzato moltissimo le tue recensioni sul teatro greco,
    di cui si sta perdendo la memoria. Soprattutto le tue considerazioni su Coeforeumenidi, che condivido: il trash, l’orgoglioso eccesso, il sovrabbondante, il 3 X 1 che stiamo vivendo, malgrado la incombente povertà in ogni senso che ci circonda. Un caro saluto. Pino

    • Carissimo, un tuo commento è premio inaspettato perché non dovuto e competente. Sono stati giorni pessimi i dieci trascorsi a Siracusa, perché il caldo era non sopportabile ed età ed acciacchi sono già some tristi e inaccettate.
      Sto preparando un altro articolo proprio sul “tradimento” che Livermore fa del messaggio inesorabile di Eschilo: mai più vendetta ma giustizia giusta! Questo in un mondo in cui Eschilo detronizza i mille dei e riconosce solo Zeus come unico dio regolatore del mondo. E questi nani a far telefonate sulla scena e inventarsi bossoli di mitra invece dei boccoli  tranciati con un colpo di spada.
      L’opera è creta: può essere rimodellata, contorta, soggiogata, ma il “colore” non può e non dev’essere stravolto.
      Che il fresco sia con te!
      Tano

  2. Signor Pirrone credo che il fine di uno spettacolo teatrale sia di coinvolgere ed emozionare lo spettatore e io mi sono lasciata coinvolgere dalle due rappresentazioni. E poi, come non commuoversi nel tornare al teatro greco che tanto ci era mancato! Forse per questi motivi non riesco a essere così severa nel giudizio. Riconosco una certa sovrabbondanza negli elementi presenti nelle baccanti ma penso anche che in quel caso è stata impegnata la componente giovanile dell’inda insieme a chissà quanti artigiani del posto. E per quanto riguarda la regia di livermore, al netto della ‘zavorra’ alla quale il regista ci ha abituato, la rappresentazione non ha mai allentato il suo ritmo e anche il giudizio finale ha tenuto gli spettatori attenti fino allo scioglimento finale, in cui ascoltare heroes è stato liberatorio. Ma ovviamente ognuno sente a suo modo! Grazie comunque per avermi mostrato un punto di vista diverso dal mio. Mi sarebbe piaciuto sentire qualcosa di più su attori e recitazione.

  3. Gentilissima Ida, non possiamo misurare la qualità di uno spettacolo in funzione delle risorse che vi vengono impiegate. Se cos’ fosse qualunque film hollywoodiano con budget da decine di milioni di dollari (se non centinaia) sarebbe in partenza migliore di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica o di Roma città aperta di Roberto Rossellini. Sugli attori credo di essermi soffermato abbastanza: Lucia Lavia superba in Baccanti; soverchiati dalla bulimia scenica del regista gli attori di Livermore; tutti bravi nelle Nuvole e su tutti le Coefore Galatea Ranzi e Daniela Giovanetti, Paone e Antonello Fassari, manco a dirlo.

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