A proposito di Godard

di Tano Pirrone

«Portato per mano dal mio fratellino maggiore, Gianpaolo (detto Jean Paul)[1] mi sono buttato sul letto a leggere (sfogliare lentamente, per essere corretti, piluccando qui e là) il Castoro del Godard[2]. Ho questa impressione: che Jean-Luc sia uno dei non tanti autori di vero inequivocabile cinema, di quella “cosa”, che oltre che a farti passare un’ora e mezza di tempo ti dà modo di pensare, leggere, approfondire, discutere, aprire un dibattito, confrontarti: un autore “produttivo”, anche in opere apparentemente minori; vere e proprie armi bianche che si possono usare per uscire dalla trincea in cui siamo stipati aspettando un Godot che ha smesso da tempo di pensare a noi. Uscire dalla stato di trance e tentare una sortita: ritrovare il cinema ed il modo di celebrarlo che avevamo creato e conosciuto: una cerimonia in onore della Ricerca, lo sforzo di Capire, l’ “intelligenza”.»

Note

[1] Jean Paul Belmondo

[2] Alberto Farassino, Jean Luc Godard. Il Castoro, 2002

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