Il compleanno di Harold Pinter

di Tano Pirrone

Perfetta regia dell’85enne Peter Stein, artista europeo al di sopra di ogni sospetto. Perfette
la scenografia e la recitazione di tutta la troupe; appropriata la scelta della calata lombarda
per sottolineare la collocazione provinciale della storia (anni ’50 in Inghilterra); sold out,
come dicono quelli che sanno parlare bene, ma con rumori continui, fastidiosi, poco
educati: un pubblico abituato ormai al divano e che mal sopporta l’etichetta di sala,
compresa la regola prima di arrivare in orario, soprattutto quando va in scena uno
spettacolo (originariamente previsto in tre atti, ma in questa edizione ridotto a due) della
durata di 2h e 40 minuti (compreso l’intervallo).
Tutto perfetto, dunque? Io vorrei fare il bastian contrario e affrontare brevissimamente la
validità del testo, oggi, 2023 dell’Era Volgare: commedia della minaccia, questa è
l’etichetta affibbiata, direi coerentemente, per il tempo, all’opera che abbiamo visto ieri
sera. Ma lo stesso Peter Stein non condivide la classificazione: «Mi colpisce di più
l’aspetto sordido ed enigmatico d’una realtà non detta. C’è un individuo incline
all’autodistruzione, con un passato non limpido, uno che ha paura, che deve rispondere a
un ordinamento cui forse è stato legato, e si nasconde in una pensione costiera dove lo
raggiungono due tizi interrogandolo e distruggendolo in coincidenza con la sua festa,
subendo un tentativo di normalizzazione e di prelievo.» [1]
Forse nel finire degli anni ’50 questa definizione poteva anche essere valida (lo era
sicuramente, anzi): la guerra già lontana aveva continuato le sue pratiche irremovibili oltre
Nagasaki ed Hiroshima, aveva bruciato la Corea, l’Indocina; la Guerra Fredda aveva
congelato gli aneliti a una giusta e meritata pace, che rendesse diversa la seconda metà
del ‘900 dall’atroce prima metà; la cosiddetta caccia alle streghe che negli Usa, colpiva
numerosi intellettuali accusati di essere “comunisti”; era cominciata la guerra in Vietnam e
la rivoluzione cubana che s’insinuava come una spina nel fianco opimo degli States e
come contraltare i carri armati sovietici firmavano l’invasione dell’Ungheria, che nulla ha
insegnato ai tristi eredi.

In alto Peter Stein (sn) e Harold Pinter (dx) e alcune scene de Il compleanno alla Sala Umberto di Roma

La corsa incontrollata al “benessere” (certamente più lenta di quella all’armamento
nucleare) portava con sé un crescere di malesseri sociali e di violenza civile, che
allarmava e giustificava l’opera seconda del giovane autore, giustamente apprezzata e
debitamente riconosciuta per la qualità dei contenuti e dell’ordito drammatico. Ma oggi,
con le guerre in casa, con il catafascio sociale, politico ed economico in cui guazziamo,
oggi che può dirci Pinter, che non sappiamo già da tempo, che trapassi la nostra incallita
pellicola protettiva; quali argomenti pone alla nostra riflessione? Diceva uno che ci capiva,
che dal teatro bisogna uscire con i dubbi. Ho forti dubbi che la plaudente folla di ieri sera
sia uscita con qualche dubbio, anzi, raffermate le plastificate certezze, sarà tornata
trionfante perché qualcuno in scena ha sofferto per gli altri, vittima sacrificale… domani è
un altro giorno!
Merita, comunque, correre a vedere lo spettacolo del vecchio Stein, ancora sulla breccia a
darci lezioni di teatro, a godere della bravura di un cast, con alla testa la grande Maddalena Crippa e in prima linea Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sampaoli ed Emilia Scamigno.

Il compleanno di Harold Pinter. Regia di Peter Stein – Sala Umberto, 31 gennaio 2023

Un credito particolare è doveroso attribuirlo all’ottimo cartellone della Sala Umberto e
all’impeccabile organizzazione. Far rispettare, però, gli orari d’inizio dello spettacolo,
sarebbe un buon inizio per una svolta del teatro a Roma.

NOTE
[1] Intervista a Peter Stein di Rodolfo di Giammarco, la Repubblica, 1 febbraio 2023

Informazioni su Tano Pirrone 88 Articoli
Sono nato in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943. Ho frequentato il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Negli anni ’70 ho vissuto due lustri a Palermo, dove ho lavorato in fabbrica, come impiegato amministrativo- commerciale. Nel 1981 mi sono trasferito a Roma per amore di Paola, oggi mia moglie. Sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità. Curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film e serie tv, vado a cinema e a teatro, seguo qualche mostra; leggo, divagando e raccogliendo fior da fiore, e scrivo di cinema, libri e teatro per Odeonblog; di altre cose per me stesso. Ho pubblicato anche su Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che sta sempre con me dovunque io vada. Sono faticosamente di sinistra; sono stato incendiario ed ora dovrei essere ragionevolmente pompiere.
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