di Martina Cossia Castiglioni
Fatima ha diciassette anni, vive nella banlieu parigina ed è l’ultima di tre figlie di una famiglia immigrata dall’Algeria. Gioca a calcio, è religiosa e ama le ragazze. I suoi studi universitari a Parigi segnano l’inizio di un cammino alla scoperta della propria identità e di accettazione della sua omosessualità, cercando al contempo di conciliare fede e sentimenti. I primi contatti con altre ragazze avvengono attraverso un’applicazione, poi ci sono le amicizie universitarie e l’incontro con Ji-Na, infermiera nell’ospedale dove Fatima cura la sua asma.

Presentato l’anno scorso a Cannes e ora disponibile alla visione su MUBI, La petite dernière – adattamento dell’omonimo romanzo di Fatima Daas – è il terzo film da regista dell’attrice Hafsia Herzi, che ha firmato anche la sceneggiatura. Una storia di formazione narrata in maniera asciutta, elegante nella forma, centrata soprattutto sull’interpretazione dell’esordiente Nadia Melliti (premiata a Cannes come miglior attrice e insignita del César come miglior promessa femminile). La macchina da presa segue da vicino la protagonista, il volto capace di esprimere i suoi tormenti interiori. Il conflitto sembra infatti essere più quello di Fatima con sé stessa piuttosto che con la famiglia e la società. Al termine della visione del film – che pure non manca di scene toccanti, come quella del dialogo con la madre in cui la ragazza parla del suo desiderio di scrivere – si ha però la sensazione che la regista sia rimasta in superficie, che la pellicola sia priva di quel guizzo che l’avrebbe resa più emozionante per lo spettatore.

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