Esterno giorno

39° Torino Film Festival[1] – Fuori concorso│L’incanto del reale
Regia di Luca Rea – Scritto da Luca Rea e Gida Salvino con la collaborazione di Luca Rosini

di Tano Pirrone

Chiedere a chi fa del cinema perché lo fa può sembrare al superficiale lettore di notizie più lunghe di quelle poche decine di caratteri che gli sono concesse sul nastro mobile dei social una decrepita banalità novecentesca. Invece la domanda è pertinente, soprattutto se posta bene, nel posto giusto, al momento giusto e, soprattutto dalle persone giuste alle persone giuste.

È il caso di Esterno giorno, intervista di Gida Salvino e Luca Rea – per la regia di quest’ultimo e la targa autorevole di Rai Movie – presentata al 39° Torino Film Festival nella sezione “Fuori concorso/L’incanto del reale”: la domanda è di una semplicità disarmante ed ha una brillantezza autonoma e autorevole dell’assunto lapalissiano, tutto in sintonia con il titolo della sezione: Perché si fa del cinema?

Gida Salvino e Luca Rea

A rispondere su una terrazza romana non rifatta sono Jasmine Trinca, Valerio Mastandrea, Saverio Costanzo e, ai bordi di un campo da tennis (massima compatibilità), Domenico Procacci. Un quadridente, rappresentativo delle migliori risorse autoctone nell’arte dell’immagine in movimento, ed efficacissima parte armata di una Kriegsmaschine autoctona, che vive troppo spesso obtorto collo.

La perentorietà della domanda rende difficile sfuggire alla presa anche per anguillone scafate come i nostri quattro; la mdp è carica e ben ancorata ed alla manovra ci sono un bravo regista e la degnissima coautrice.
O rispondi o hai chiuso! Ma non c’è bisogno di minacce: sembrava che non aspettassero altro che quella domanda – posta in quel modo, in quei posti, da quelle persone – fosse la domanda che si aspettavano e finalmente permettesse loro di rispondere non tanto ad essa, ma soprattutto, con sincerità, a se stessi.

Jasmine Trinca, Valerio Mastandrea, Domenico Procacci, Saverio Costanzo

Non abbiamo stenografato le cose dette ed invitiamo chi abbia perso il documentario a cercarlo e a vederlo: una buona occasione per confrontarsi con un ottimo esempio di interrogatorio stimolante ma non persecutorio e con risposte franche al limite del famigerato divano. Ognuno dei quattro è rappresentativo di un mestiere del cinema (attrice, attore, regista e produttore) e, in parte, quindi, possiamo assumere le risposte di ognuno come riferentesi non solo alla personale esperienza ma a quella più generale del suo ruolo, in Italia. Già, in Italia. Posizione ribadita quasi ad ogni risposta soprattutto da Mastandrea e da Procacci, il primo, che ricordiamo ragazzino o poco più da Maurizio Costanzo (immagini di repertorio ci hanno riportato a quella esperienza), che oggi pescione in acque conosciute e sicure, temerebbe mondi estranei e incogniti come la cinematografia americana; e il Procacci nato in salamoia americana, che nuota sicuro nel suo mestiere bordesando fra italici lidi capitano di un veliero senza pari, la mitica Fandango, la cui sigla è sempre certificato di impegno e rispetto per il cinema e per i suoi fruitori.

Costanzo, il serio e bravissimo Saverio, sembrava non aspettare altro che l’intervista per raccontarci chi è e che cos’è il suo cinema, dando risposta ampia al quesito postogli. Jasmine Trinca – che abbiamo amato alla sua apparizione ne La stanza del figlio di Nanni Moretti e che per questo ha un posto d’onore nel nostro non vasto reliquario – ha colto la palla al balzo per interrogarsi in diretta su chi è e su come vive il rapporto col cinema e con l’eterna ripetuta dualità con i propri personaggi. Sembra sfiorare l’ovvietà, ma ci è sembrata di una sincerità totale, tormentata, attesa a lungo, da non perdere.
Insomma, target colpito al centro e con determinazione. Il lavoro di preparazione dell’intervista si nota e costituisce un risultato esemplare dell’uso di una maieutica (quasi) dimenticata.


[1]    Il Torino Film Festival nasce nel 1982 come Festival Internazionale Cinema Giovani. Fin dall’inizio si contraddistingue per l’attenzione alle nuove forme e tendenze del cinema sostenendo le produzioni indipendenti, le opere prime e seconde, i documentari e la sperimentazione, ma anche portando avanti il lavoro di ricerca sulla storia del cinema. Ciò che lo rende unico il è l’attenzione per la diversità, la collaborazione e l’innovazione, che attirano una comunità appassionata di autori e di cinefili accomunati dalla volontà di celebrare il potere del cinema di unirci e ispirarci.

Informazioni su Tano Pirrone 88 Articoli
Sono nato in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943. Ho frequentato il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Negli anni ’70 ho vissuto due lustri a Palermo, dove ho lavorato in fabbrica, come impiegato amministrativo- commerciale. Nel 1981 mi sono trasferito a Roma per amore di Paola, oggi mia moglie. Sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità. Curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film e serie tv, vado a cinema e a teatro, seguo qualche mostra; leggo, divagando e raccogliendo fior da fiore, e scrivo di cinema, libri e teatro per Odeonblog; di altre cose per me stesso. Ho pubblicato anche su Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che sta sempre con me dovunque io vada. Sono faticosamente di sinistra; sono stato incendiario ed ora dovrei essere ragionevolmente pompiere.
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Tano

GIDA SALVINO
«Grazie per il pezzo! Hai colto l’anima dell’operazione… e non mi sorprende. Un bacio enorme, ci vediamo presto per parlarne insieme.