The happiest man in the world Venezia 79

di Letizia Piredda

Una giornata organizzata per coppie di cuori solitari in cui si alternano domande, a cui ogni coppia a turno deve rispondere, e giochi. Un’atmosfera di attesa, con una vena di eccitazione e di scanzonata ironia. Ci troviamo a Sarajevo molti anni dopo il conflitto che ha portato alla dissoluzione della Jugoslavia. Ma all’interno di una coppia iniziano a crearsi dei contrasti  finché l’uomo si alza e se ne va. Comincia a crearsi un clima di tensione, ora lui ora lei scompaiono e ricompaiono, fino ad arrivare a un vero boicottaggio delle attività proposte. Le altre coppie che, inizialmente, non avevano dato molta importanza alla cosa, cominciano a protestare, infastiditi da questa pesante interferenza.

Alcune immagini del film

Ma poi si apre una voragine  e cominciano ad affiorare le lacerazioni, i traumi, le ferite ancora aperte: il serbo e il bosniaco, si affrontano ancora imprigionati dal ricordo. Bellissimo questo film che gradualmente affonda nelle lacerazioni ancora non sopite di una guerra fratricida. E i racconti da queste suscitati fanno pensare all’Ubuntu iniziato da Mandela in Sudafrica, a quel lungo processo di perdono che passa sempre e soltanto attraverso il racconto esplicito delle atrocitá inflitte o subite, e dalla volontà di comprendere e perdonare.

L’uomo più felice del mondo (The happiest man in the world), 2022 di Teona Strugar Mitevska, Sezione Orizzonti

Informazioni su Letizia Piredda 142 Articoli
Letizia Piredda ha studiato e vive a Roma, dove si è laureata in Filosofia. Da diversi anni frequenta corsi monografici di analisi di film e corsi di critica cinematografica. In parallelo ha iniziato a scrivere di cinema su Blog amatoriali.
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