La Bella Confusione di Francesco Piccolo: quando la rivalità tra due registi crea capolavori senza tempo.

di Mattia Migliarino

Francesco Piccolo scrittore, sceneggiatore e vincitore del Premio Strega 2014 ci racconta la forte rivalità tra due dei registi più importanti della storia del cinema italiano e mondiale: Luchino Visconti e Federico Fellini. Il drammaturgo, autore di capolavori come Il caimano (Nanni Moretti, 2006) e Il capitale umano (Paolo Virzì, 2014), si cimenta in un’indagine approfondita che gli permette di carpire i retroscena della vita privata e pubblica dei due cineasti, le vicende legate al loro metodo di lavoro e l’atmosfera sui loro set. Ma Piccolo utilizza il suo libro anche per riflettere su se stesso, in maniera originale, tanto che, in alcune parti, sembra mettersi a nudo raccontando più se stesso che i due protagonisti del libro dal titolo La bella confusione (Einaudi, 2023).  Questo volersi raccontare è anche il tema dei film che Piccolo prende a modello per mostrarci il culmine della rivalità tra Luchino Visconti e Federico Fellini: Il Gattopardo e 8 ½.

Qui sopra Francesco Piccolo e il suo libro La bella confusione. A dx i due rivali Visconti e Fellini

In un precedente articolo Visconti Vs Fellini, Patrizia Montani sottolinea come la ruggine tra i due cineasti inizi fin dal festival di Venezia del 1954 dove i due autori parteciparono con due opere importanti come Senso e La strada. Secondo Francesco Piccolo da questo punto in poi i due maestri saranno per tutta la loro carriera oggetto d’intrecci paralleli, di paragoni artistici e politici. Dal punto di vista artistico è quasi banale dire che Visconti e Fellini siano due cineasti tra i più influenti del cinema italiano. Entrambi avevano uno stile e un approccio distinti nella realizzazione di un film, spesso considerati rivoluzionari per il periodo. Le opere di Visconti erano note per il loro realismo, il suo lavoro ha esplorato temi come il potere e la lotta di classe, mentre Fellini era più sperimentale nel suo approccio, i suoi film erano più surrealisti e fantastici, spesso esploravano temi come la fede e la spiritualità. Nonostante le differenze però, erano entrambi innovatori che fondevano insieme vari elementi di tecniche d’avanguardia con forme tradizionali per creare storie uniche che ruotavano attorno a temi come la nostalgia, la passione e la morte.  

In alto Claudia Cardinale in 8 e 1/2. Sotto Claudia Cardinale in Il Gattopardo.

Se prendiamo in considerazione i due film presentati a Venezia, questi ultimi non vengo criticati particolarmente per il loro valore artistico/estetico ma soprattutto per la loro visione politica. Per la critica italiana il problema non è più la qualità dei due film ma piuttosto il fatto che uno dei due possa diventare il manifesto di un pensiero politico/ideologico schierato. Se da un lato La strada fa storcere il naso alla sinistra, soprattutto perché vista come un’ opera che porta con se caratteristiche legate a valori cattolici (nel film è presente il famoso tema della grazia che tocca la coscienza del personaggio di Zampanò), dall’altro i critici etichettano Senso come, per usare le parole di Piccolo: «Il cavallo di battaglia della critica di sinistra contro La strada». Da quel momento in poi i due registi concepiranno dei film in maniera pressoché simultanea, come a sfidarsi in un duello a colpi di grandi opere: per esempio Le notti di Cabiria di Fellini e Le notti bianche di Visconti nel 1957 e rispettivamente La dolce vita e Rocco e i suoi fratelli nel 1960. Come detto in precedenza, secondo Piccolo, l’apice della loro rivalità si manifesta nel momento in cui i due stanno mettendo in scena la loro opera probabilmente più personale. Ecco che l’autore decide in questo senso di concentrarsi sul pre, durante e post periodo di riprese de Il Gattopardo e di 8 ½.  

Grazie all’analisi di queste fasi che vanno dalla realizzazione, alla distribuzione e successivamente all’accoglienza critica dei film, Piccolo ci tiene a evidenziare come in questo caso più che mai sia indispensabile l’idea che precede la messa in scena delle due opere. In questo senso nel libro vengono raccontati svariati aneddoti per entrambe le produzioni. Come quando Fellini, alla guida di una delle sue auto costose, raccontò a Pasolini, seduto sul sedile passeggero, l’idea di: «un uomo in crisi che non sa cosa fare». Oppure l’ipotesi che il partito comunista (partito determinante per gli intellettuali e gli artisti del tempo) fece pressioni al produttore della Titanus, Goffredo Lombardo, per far si che il Gattopardo venisse affidato a Luchino Visconti, già vicinissimo al PCI. Il trait d’union tra questi due capolavori diventa Claudia Cardinale. L’attrice nata a Tunisi si ritrova letteralmente contesa tra i due maestri, nonostante ne Il Gattopardo ricopra un ruolo più importante e dispendioso in termini di lavoro rispetto a 8 ½. Obbligata a spostarsi continuamente tra un set e l’altro, da Roma alla Sicilia, e stando a contatto con i due cineasti, impara due sistemi di lavoro differenti. Sul set di Visconti vige estrema disciplina e silenzio, la figura del regista quasi intimorisce attori e collaboratori. Al contrario su quello di Fellini valgono esattamente le regole opposte, è la confusione e il rumore a prendere il sopravvento. Se Visconti è più autoritario, Fellini lascia lavorare tutti con più libertà. Il Gattopardo e 8 ½ sono esattamente la conseguenza di questi due differenti metodi di lavoro. Da una parte la proiezione continua e confusa dei pensieri di un regista in crisi, dall’altra la spettacolare e minuziosa ricostruzione di un’epoca nei minimi dettagli. I due film però non sono utili solo per farci capire la metodologia dei due cineasti ma ci mostrano anche una fase particolare della loro carriera, in cui stanno riflettendo su loro stessi. In questo senso sono le sequenze finali dei film che riassumono lo spirito di Visconti e Fellini, laddove il concetto dell’accettazione della morte diventa la base per l’epilogo dei due protagonisti. In tal senso come i loro personaggi anche i due maestri sentono che grazie a questi due film possono lasciarsi alle spalle il loro passato e ricominciare verso una nuova strada. L’accettazione della morte e la possibilità di una nuova vita non sono altro che la consapevolezza di un mondo che intorno a loro sta cambiando, abbandonare il passato alle spalle per intraprendere una nuova strada artistica e personale.

Francesco Piccolo decide di raccontarci le vicende legate a questi due film non soltanto perché essi ci aiutano a comprendere le similitudini e le differenze tra i due autori, ma anche perché tutto ciò che ruota intorno alla realizzazione delle due opere ci dà una vera e propria percezione dello spirito del tempo dell’Italia dell’epoca. La bella confusione (titolo con cui uno degli sceneggiatori storici di Fellini, Ennio Flaiano, avrebbe voluto intitolare 8 ½) non è altro che questa: un periodo controverso per il nostro paese, sia a livello artistico che politico ma che ha prodotto capolavori ancora oggi invidiati in tutti il mondo. Le due opere sono legate a Piccolo in maniera più personale di quanto possa sembrare, Il Gattopardo infatti fu la prima lettura che introdusse Piccolo ancora adolescente alla letteratura, mentre 8 ½ fu il suo film preferito che rivedeva ogni giorno a casa dopo pranzo. Questa vicinanza di Piccolo alle due opere esce letteralmente fuori da ogni pagina del libro, rendendo più facile la possibilità che il lettore possa appassionarsi alle vicende paragrafo dopo paragrafo.

Dall’estate 1954 fino al momento della loro cauta e graduale riconciliazione alla fine degli anni ‘60, Luchino Visconti e Federico Fellini sono stati dei rivali che hanno fornito un nuovo modo di vivere il cinema come arte. I due hanno anche collaborato al fianco di Mario Monicelli e Vittorio De Sica nel film a episodi Boccaccio ‘70 (1962) ma è stata proprio la loro contrapposizione ad aver portato alla nascita di alcune delle opere cinematografiche italiane più memorabili di tutti i tempi, poiché entrambi i cineasti si sono stimolati a vicenda per creare opere più grandi e migliori. Proprio per questo la loro competizione è entrata a tutti gli effetti a far parte della storia del cinema ispirando la maggior parte dei registi fino ai nostri giorni.

Informazioni su Mattia Migliarino 12 Articoli
Nato a Monza nel 1993. Nel 2019 ha conseguito la Laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università Statale di Milano. Tra il 2011 e il 2019, ha collaborato con la rivista di musica e cinema 1977 Magazine. Successivamente ha conseguito la Laurea Magistrale in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l’Università di Bologna discutendo la tesi: “L’Italia negli anni di piombo alla luce del cinema italiano”. Ha seguito vari Corsi di Cinema, tra cui il Corso di Critica Ritrovata, tenuto dal Prof. Roy Menarini.
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