Furiosa: A Mad Max Saga

“Saprai rendere questo momento abbastanza epico?” Demetus a Furiosa

di Giulia Pugliese

Quando nel 2015 George Miller ha deciso di girare un altro episodio di Mad Max, non pochi storsero il naso, quando Mad Max: Fury Road uscì fu comunque divisivo tra chi lo definì un capolavoro e a chi non piacque. Si notò comunque la volontà di fare un film in linea coi tempi, anche nella scelta di inserire un personaggio femminile di spessore e con la psicologia sfaccettata come quello dell’Imperatrice Furiosa (Charlize Theron) accanto a Max (Tom Hardy), protagonista già nei primi film, anche se interpretato da Mel Gibson. Il risultato è che Max diventa da collante tra la prima saga e la seconda, mentre passa il testimone alla nuova protagonista Furiosa. Di Mad Max: Fury Road colpiva l’immediatezza, il grande lavoro fatto con il suono: il rombo dei motori, della chitarra, le grida concitate, mentre l’ambientazione si rifà al primo Mad Max, ma portata in linea coi tempi in un chiave dieselpunk e industrial.

Un presequel era necessario, in quanto visto il carisma del personaggio della protagonista, quello che era stato abbozzato a parole rivive sullo schermo in questo episodio, vediamo attraverso le immagini prima la giovanissima e poi la giovane Furiosa, diventare l’imperatrice Furiosa. Nel futuro distopico che conosciamo tutti dove l’acqua è in mano a Immortan Joe nella Cittadella, scopriamo che Furiosa viene rapita da bambina da una specie di capo delle Terre Desolate, Demetus (Chris Hemsworth) che ha una biga fatta di moto, panciotti napoleonici e porta sempre con se un orsetto di peluche, un misto tra un personaggio uscito da Cyberpunk 2077, un antico romano e un combattente dell’Isis. Furiosa, che vede la madre morire torturata da questo, per non rivelare dove sono le Terre Verdi, promette a se stessa di vendicarla, per tutto il film questo sarà il motore che la porterà a compiere le sue scelte. Viene scambiata e donata a Immortan Joe in quanto donna-bambina sana (piena vita dicono come nei videogiochi), quindi un bene raro, per diventare una delle sue future spose per provare a dargli figli sani, tuttavia pochi giorni nel harem di questo, fanno si che Furiosa scappi e si finga uomo, in maniera da imparare a guidare e a combattere. Nel primo film, infatti rimane aperta la questione del perché Furiosa abbia una serie di competenze che le altre donne non hanno, In Furiosa: A Mad Max Saga lo scopriamo.

Il regista, nelle vesti anche di sceneggiatore, riprende in toto il suo immaginario distopico del primo film della seconda saga, continua il suo lavoro sul sonoro, il film va visto in sala, dove anche le poltrone sembrano rombare e intervalla il b-movie con la fantascienza. Tuttavia il primo film viveva di un’immediatezza fatta di azioni ed emozioni, il secondo con la necessità di raccontare una storia, sembra troppo scritto e allo stesso tempo una sequela di immagini che scorrono sullo schermo, senza linearità.
La parte migliore del film sono sicuramente le scene action, sempre più bigger and louder, le ambientazioni delle tre città Bullet Town, Gas Town e la Cittadella, il futuro dell’uomo sarà guerra, petrolio e la lotta per l’acqua. Il protettore di Gas Town, dove c’è il bene più prezioso, dopo le donne sane e l’acqua, passa il suo tempo a riprodurre un quadro pre-raffaellita, come a ricercare un ideale di bellezza che in quel mondo non esiste più, come la stessa Furiosa che si tiene nascosto tra i capelli, il nocciolo della pesca che le ha dato sua madre. Quella della saga di Mad Max è un’umanità che rimpiange un mondo fatto di bellezze che non ci sono più.
Anya Taylor-Joy, ottima attrice, bellezza moderna e androgina, come lo era ai tempi Charlize Theron, non riesce a dare incisività al personaggio come aveva fatto la seconda (ricordiamo quell’urlo nel deserto quando ritorna a casa), un po’ per la mancanza di nervo, l’attrice sudafricana infatti è campionessa di action e di mimesi, mentre Anya Taylor-Joy anche nelle scene di action sembra molto eterea e poco animalesca, ma neanche la sceneggiatura l’aiuta, facendola sempre muovere, senza dare respiro e afflato al suo personaggio. Neppure la sua nemesi collabora, Demetus è troppo fumettoso e macchiettisitco, con un Chris Hemworth inadatto ed imbruttito (la strada per l’Oscar passa dall’imbruttimento ci insegna proprio Charlize Theron). La giovane Furiosa è una donna le cui azioni sono mosse da una rabbia ceca, che però si manifesta solo alla fine e nei confronti di Demetus, mentre nella sua relazione con il pretoriano Jack (il sempre impeccabile Tom Burkle) è molto composta e non ha nessuna forma di passione, anche quando questo viene ucciso.

George Miller che un signore capace di fare grande cinema, ci ha incollato alle sedie facendoci guardare la storia di un maialino, si ritrova spaesato nei nuovi precetti hollywoodiani e fa un film che non ha l’incisività del primo. In Furiosa: A Mad Max Saga però si ritrova l’epica e la forza dell’action, non tanto nel duello finale che è eccessivamente lungo e verboso, ma nel momento in cui Furiosa perde il braccio o quando si trasforma nella Furiosa che conosciamo, quindi nella costruzione del personaggio di Furiosa, non nel duello con il suo nemico.
Sia la saga che il film stesso sono circolari a racchiudere la storia di Furiosa, il film inizia e finisce con la protagonista che raccoglie una pesca, ma che in realtà rappresenta un presa di coscienza alla Eva, che poi la porterà fuori dalla Terra dell’Eden. Allo stesso tempo inizia con l’incipit del primo film della saga e finisce con l’inizio di questo. Nell’universo di Furiosa tutto torna e tutto permane.

Furiosa: A Mad Max Saga parte dall’idea giusta di mettere al centro della saga la protagonista femminile, dipingendola come una saga femminista, tuttavia Furiosa passa la sua vita fingendosi uomo e non subisce le angherie che le altre donne subiscono. Un film pieno di contraddizioni, un action b-movie troppo scritto, che inserisce dei nuovi personaggi, quando sarebbe stato interessante investigare quelli già esistenti nel primo episodio, ma con un finale poetico che ci riporta alla (donna) madre-terra e con una protagonista che mette in atto gli insegnamenti di una società madre-lineare. Comunque cocente delusione sotto il sole d’Australia.

Informazioni su Giulia Pugliese 17 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023
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