Gummo di Harmony Korine, il regista che rivelò il lato oscuro di un’America dimenticata.

di Mattia Migliarino

Nel cuore della California si nasconde un regista che ha sfidato le convenzioni utilizzando l’arte cinematografica in modo audace e provocatoria e che con la sua visione cruda e spregiudicata del mondo ha infranto le barriere del cinema americano. Molto apprezzato da registi come Herzog e Gus Van Sant, si distingue come un autentico underdog nel panorama cinematografico. La sua carriera si caratterizza per l’approccio unico e sperimentale che sfugge agli schemi del cinema classico narrativo. È anche per questi motivi che Harmony Korine verrà premiato con il Pardo d’oro Manor al prossimo festival di Locarno, ormai giunto alla sua 76esima edizione. Secondo il direttore artistico del festival, Giona A. Nazzaro, Korine è: «un cineasta imperdibile e inclassificabile». Harmony Korine è senza alcun dubbio una figura unica, un’artista completo che, grazie a uno stile distintivo, è stato capace di esplorare tematiche controverse e tabù, come la distruzione sociale, la gioventù ribelle e l’ambiguità di una morale sempre messa in discussione. Per fare tutto questo, ha spesso catturato con la sua cinepresa immagini vivide e non convenzionali, creando in questo modo un’esperienza coinvolgente per gli spettatori.

Il film più iconico che racchiude la maggior parte, se non tutti, questi aspetti e che coincide anche con il suo esordio alla regia è Gummo (1997). Secondo Calum Russel del magazine britannico Far Out: «Il film di Korine è un’ode al nichilismo caotico nel centro dell’America dimenticata»[1]. Infatti, Gummo segue una serie di personaggi in una piccola cittadina chiamata Xenia, nel centro degli Stati Uniti e devastata da un tornado. La trama si concentra principalmente sulle vite di alcuni giovani adolescenti di età differenti ormai ai margini della società, esclusi e isolati. La rappresentazione che Korine vuole fare delle loro vite è quella di un’esistenza presentata attraverso episodi frammentati che riflettono la disintegrazione sociale e la mancanza di un vero e proprio scopo. La loro vita è caratterizzata da povertà e violenza, sono privi di obiettivi precisi e vagano per la città impegnandosi in attività bizzarre e autodistruttive, un esempio di ciò è la caccia ai gatti selvatici per poi rivenderne la carne al macellaio locale, tutto allo scopo di guadagnare qualche soldo per acquistare colla da sniffare. In questo senso, il film mette in evidenza la bruttezza e l’oscurità dell’esistenza, offrendo uno sguardo senza filtri su una realtà tanto deprimente quanto desolante. Ed è proprio per questo che Gummo disturba, divide e mette a disagio il pubblico, soprattutto quello oltreoceano.

Alcune immagini del film

Il coraggio di Korine sta proprio nel voler mostrare senza mezzi termini il lato oscuro della società americana, mettendo in evidenza aspetti spesso trascurati e ignorati della vita nelle periferie e nelle aree rurali del paese, dove la coesione sociale si indebolisce fino quasi a frantumarsi. Una realtà, quella di Gummo, lontana dai classici stereotipi di Hollywood e da quell’ immagine tradizionale dell’American dream. Il finale è inevitabilmente quello che i due studiosi Roberto Correa Scienza e Eduardo Yuji Yamamoto nel loro saggio [2], chiamano dell’eterno ritorno: infatti, i ragazzi protagonisti continuano a vagare nella propria città come all’inizio della storia, lasciando così aperta la questione del proprio futuro, un finale che si intreccia con l’inizio in maniera emblematica quasi a dimostrare come in una terra priva di opportunità diventi arduo mutare la propria prospettiva di vita, costringendo gli abitanti a una perpetua ciclicità. Con questo film Harmony Korine rende evidente come sia importante dare voce alle persone escluse e dimenticate e che per farlo ci sia bisogno di un cinema forte e diretto. Korine è di certo una figura importante nel cinema americano, un cineasta che grazie alla volontà di cercare strade espressive alternative è riuscito a distinguersi dalla massa dei registi. Nonostante la sua filmografia sia impreziosita da titoli importanti come Mister Lonely (2007) e Spring Breakers (2009), è proprio Gummo a incarnare il manifesto cinematografico del regista. Un’opera che indubbiamente ha avuto un’enorme rilevanza nella sua carriera, e che ha giocato un ruolo determinante nel portare i critici alla premiazione del regista.

Note


[1]Calum Russel, 25 years of ‘Gummo’ – Harmony Korine’s blissful ode to nihilism, Far Out, 2022.

[2] Roberto Corrêa Scienza, Eduardo Yuji Yamamoto, Gummo: a filosofia nietzscheana como instrumento de crítica social no cinema, Culturas Midiáticas, 2015

Informazioni su Mattia Migliarino 11 Articoli
Nato a Monza nel 1993. Nel 2019 ha conseguito la Laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università Statale di Milano. Tra il 2011 e il 2019, ha collaborato con la rivista di musica e cinema 1977 Magazine. Successivamente ha conseguito la Laurea Magistrale in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l’Università di Bologna discutendo la tesi: “L’Italia negli anni di piombo alla luce del cinema italiano”. Ha seguito vari Corsi di Cinema, tra cui il Corso di Critica Ritrovata, tenuto dal Prof. Roy Menarini.
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