PLPL #3. Analisi di una transizione ecologica che non si vuole fare.

di Pino Moroni

Mettere insieme, Convenzioni e Governo del mondo (Quodlibet) di Massimo De CarolisIl grande banchetto (Paesi Edizioni) di Antonio Picasso e Per non morire al verde (Il Timone) di Fabio Dragoni, è come cancellare la consapevolezza, da anni acquisita, dei gravi problemi che corre l’uomo come essere vivente e quelli non meno gravi del nostro pianeta. Stiamo assistendo in questo senso a notevoli passi indietro.
C’è in tutti gli autori una ricerca personale o forse globale di definire questo incerto momento presente: il pianeta con i suoi 4,5 miliardi di anni se ne frega di quello che fanno gli uomini, infatti sta diventando sempre più verde (Dragoni); la transizione non solo ecologica ma anche alimentare potrebbe creare peggiori emergenze (Picasso); siamo in un interregno come generazione continua ed instabile alla ricerca di una diversa normalità (De Carolis).
Tutte formulazioni che ritengono non si possa o non si debba uscire dal cattivo sistema che stiamo vivendo, esistenziale, sociale ed industriale. Anzi riconoscerlo o rafforzarlo!

I concetti più profondi li ha trattati De Carolis, che ha richiamato la frase di Gramsci: Il vecchio muore ed il nuovo non può nascere. Vediamo una istantanea del presente che deriva da una panoramica degli ultimi 100 anni (1920-2020) – ha detto De Carolis – in cui (con riferimento a Hume) c’è stata una contrapposizione tra le convenzioni sociali spontanee (convergenze di aspettative e comportamenti), influenzate da reciproche convenienze di guerre (mondiali o locali) o di pace, con l’intervento di norme istituzionali, che hanno indirizzato il comportamento delle masse.
Con la crescita delle società civili e l’arrivo delle tecnologie le dinamiche economiche hanno neutralizzato ed assorbito la parte politico-sociale. Una trasformazione che coincide soprattutto con l’esasperazione delle ingiustizie sociali e la fine del ruolo del Governo e delle realtà istituzionali (sotto scacco delle grandi realtà multinazionali o finanziarie internazionali n.d.r).
Alla insicurezza cronica di questa perdita di dualismo (Convenzioni e Governo), per ritrovare una nuova autonomia delle istituzioni, svincolate dalle economie prevalenti, occorrerebbe un governo del mondo che cerchi di contenere le forze centrifughe dei sovranisti, che ora hanno buon gioco ad indirizzare la massa (non il popolo) solo verso le convenzioni istintuali spontanee.
Cancellando pian piano ogni norma istituzionale (es. Costituzione italiana) in assenza di margini per costruire nuovi meccanismi istituzionali che ricreino la duplicità iniziale (Governo – Mercato). Quindi, malgrado l’acuta analisi prodotta, c’è una impotenza riconosciuta a poter fare qualcosa per uscire da questo interregno, che potrebbe finire in catastrofe per l’uomo ed il pianeta.
In questo interregno la massa disgregata e polverizzata di individui confliggenti e fortemente pilotati, si colloca in forte opposizione con il concetto di società civile e per ritrovare una qualche autonomia delle istituzioni statali, rimarrebbe solo l’utopia di un governo mondiale.

In alto: Massimo De Carolis, sotto Fabio Dragoni (a sn) e Antonio Picasso (a dx)

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