Fantastichini e il Maestro

di Tano Pirrone

C’è una storia nello straordinario documentario su Gian Maria Volontè[1] e la storia è quella raccontata dal compianto Ennio Fantastichini. E’ la storia del suo rapporto con Volonté nel corso della lavorazione del film di Gianni Amelio del 1990, Porte aperte. Fantastichini era un omicida, reo confesso: nello stesso giorno aveva ucciso tre persone, fra cui la moglie; Volonté era un giudice, che sosteneva apertamente l’inutilità della pena di morte, oltre che la crudeltà, maggiore della stessa morte inflitta dal condannato alle sue vittime. Siamo a Palermo, durante il fascismo, corre l’anno 1930: il giudice, contrariamente alle attese dell’opinione pubblica e del Potere fascista, condanna l’imputato (brillantemente interpretato da Fantastichini) all’ergastolo. Per questo viene allontanato in una pretura lontana e di scarso peso. Il film è improntato al libro omonimo di Sciascia, che riprende vicende veramente accadute.

Il “giovane” Fantastichini, alla sua seconda prova importante (due anni prima, sempre con Amelio era stato un ottimo Enrico Fermi ne I ragazzi di via Panisperna”) incontra il mostro sacro Volonté, il Maestro, come sempre lo chiama. Fantastichini è l’omicida che Volonté deve giudicare seguendo la direttrice morale e di diritto dell’assurdità della pena di morte. Ogni giorno Ennio Fantastichini cerca di salutare Volonté, che sembra non vederlo, come se fosse puro spirito. Giunto il termine della lavorazione, a Fantastichini giunse una telefonata, secca e breve: il Maestro lo invitava a cena. Cornetta appoggiata e confusione e gioia invadono Fantastichini, che trova il modo di farsi accompagnare nella villa di Volonté. Appena arrivato chiede perché lo ha così escluso, rifiutato. Volonté, ridendo, gli dice: “Adesso possiamo diventare amici, prima eravamo antagonisti!”

Ne sarebbe dipesa, aggiungiamo noi, un’anomalia, che avrebbe potuto pregiudicare l’assunzione completa e credibile della “maschera” del magistrato.

Alcune scene del film Porte aperte, 1990 di Gianni Amelio

A dare la misura del legame creatosi fra i due attori, bisogna ricordare che Amelio, memore del grande successo ottenuto con quel film, chiama Volonté per L’America. Il Maestro s’impegna per mesi a studiare la parte, ogni particolare. Una parte importante viene riservata a Fantastichini, ma piano piano questa parte viene ridotta, fin quasi a farne perdere il significato. Volonté prese le difese di Fantastichini, rompendo, infine, il contratto. Fantastichini ad Amelio che gli chiedeva comunque di restare nel cast, rispose: “Buonanotte”. Nessuno dei due partecipò a L’America e, forse, Amelio, perse l’occasione di fare il film della sua vita.

[1] Libro e DVD. Un attore contro, Gian Maria Volontè. Bur, 2005

Informazioni su Tano Pirrone 58 Articoli
Sono nato, in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943.
Ho fatto il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Abbandonai senza patemi la giurisprudenza che non faceva per me, solidarizzando con Pascal, che afferma: «[…] la legge umana è la misura dell’umana imbecillità […])»
Ho lavorato a Palermo, in fabbrica, come impiegato amministrativo-commerciale; poi, trasferitomi a Roma per amore di mia moglie Paola, sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità.
Vivo a Roma dal 1981; leggo, scrivo, curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film, vado a teatro, seguo le mostre. Sono faticosamente di sinistra; leggo soprattutto, dalla (sua) nascita, Repubblica e, da un anno, anche Il Foglio. Colgo fior da fiore e scrivo su Odeon, Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che anche ora porto sempre con me dovunque vada. Sono stato incendiario ed ora sono ragionevolmente pompiere.
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