2022 – 76a edizione del Premio Strega.

Potrebbe sembrare improprio un articolo sul Premio Strega su un sito di Cinema: d’altra parte si tratta di uno dei premi più prestigiosi di letteratura e, come sappiamo, la letteratura è spesso ispiratrice di film, come Tano Pirrone, ci documenta nella postfazione: spesso però è il cinema che non riesce a cogliere questa fonte di ispirazione.

la redazione

Presentazione e Postfazione di Tano Pirrone

Le terminologie utilizzate dal Comitato direttivo dell’ex mitico Premio Strega, mi chiedo, sono forse indice di uno stato di difficoltà nel reperire (e, a monte, anche nel ricercare) prodotti letterari nazionali degni di essere premiati in una manifestazione letteraria dal superbo, inimitabile passato? Sono ancora l’indice di una pressione indebita delle case editrici di ogni livello per far fronte ad una evidente crisi nei consumi e, a monte, nella produzione letteraria nazionale?
L’escalation nel numero dei candidati alla finale, strategia perdente per tenere buoni i potentati editoriali sfiora ormai il ridicolo quest’anno con l’arrivo al 7 luglio di una settina di candidati: a dir di Treccani la settina (gruppone in fuga per tagliare il traguardo il prossimo 7 luglio nel Ninfeo della magica Villa Giulia, sede del Museo Etrusco), nell’antica Firenze (sempre zona etrusca o giù di lì) era il comitato (d’affari) composto di sette cittadini nominati dal Comune per ogni contrada al fine di proporre imposte straordinarie (e’ si chiameranno quelli delle Settine, e fiano una brigata che caricheranno pur li mercatanti, Sacchetti).
L’interrogativo, esito di una semplice, superficiale ricerca filologica, è d’obbligo, se si considerano i continui rivolgimenti di regolamento e la scadente qualità complessiva dei libri che arrivano nelle librerie; con superbe eccezioni, naturalmente. Forse è meglio trovare il modo di far crescere il numero e la qualità dei lettori, che quella degli autori…


La settina 2022

di Paola di Mambro

Il 7 Luglio al Teatro Romano di Benevento Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega nel 2021, ha proclamato i finalisti della 76esima edizione 2022. I libri che partecipano al Premio devono essere segnalati da un Amico della Domenica, entro il 31 Marzo, al Comitato direttivo formato da: due rappresentanti della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, due rappresentanti della società Strega Alberti di Benevento, tre vincitori del premio, quattro amici della domenica. Il comitato sceglie 12 libri (quest’anno i libri segnalati erano 74) da sottoporre alla giuria composta da: 400 Amici della Domenica, 220 tra studiosi, traduttori, intellettuali, 300 istituti italiani di cultura all’estero, 20 voti collettivi espressi da scuole, Università, gruppi di lettura, 15 circoli di lettura delle Biblioteche di Roma. Hanno espresso la loro preferenza 593 aventi diritto su 660.

Quest’anno sono risultati finalisti sette concorrenti anziché i classici cinque, infatti al quinto posto ci sono stati due ex equo, e poiché non c’era tra questi alcun libro pubblicato da un editore medio-piccolo è stato ammesso alla competizione quello con maggior punteggio.

  1. Spatriati di Marco Desiati ed. Einaudi, voti 244, presentato da Alessandro Piperno. Il libro racconta la storia dagli anni del liceo fino all’età adulta di due giovani (Claudia e Francesco), di estrazione borghese, nati negli anni 80 a Martina Franca, in rivolta contro il sistema patriarcale e provinciale delle loro origini: sono due spatriati, due irregolari due giovani che cercano la libertà di essere sé stessi lontano dal loro paese, finché si ritrovano a Berlino dove in un ambiente libertario, giovanile e disinibito trovano lo spazio per vivere degli amori complicati. L’autore usa una scrittura mai banale, ricca di riferimenti a romanzi e poeti pugliesi, che testimonia, malgrado tutto, l’attaccamento alla terra d’origine.
  2.  Quel maledetto Vronskij di Claudio Piersanti ed. Rizzoli, voti 178, presentato da Renata Colorni. Giovanni, il protagonista del libro, è un uomo senza qualità; possiede una tipografia ereditata da uno zio dopo il suo licenziamento; sposato con una donna bella e colta conduce una vita banale ma funestata da un tumore della moglie ormai superato. Un giorno la moglie sparisce senza apparente motivo e senza dare spiegazioni, Giovanni trova sul comodino una copia di Anna Karenina che Giulia sta leggendo. Ossessionato dalla gelosia immagina “un maledetto Vronskij” affascinante e brillante totalmente diverso da lui che ha sedotto la moglie. Decide di copiare il libro di Tolstoj si reclude nella tipografia per stampare con la carta più raffinata e la migliore rilegatura possibile il romanzo, per farne un regalo alla moglie quando tornerà. L’autore usa un linguaggio essenziale ma non semplice per raccontare una storia d’amore forse d’altri tempi.
  3. Randagi di Marco Amerighi ed. Bollati-Boringhieri, voti 175, presentato da Silvia Balestra. Il romanzo, ambientato agli inizi del 2000, racconta la vita di un giovane senza grandi qualità che ha alle spalle una famiglia di uomini eccezionali accumunati da uno stesso destino, sparire. Egli fa parte di una generazione smarrita in cerca di sé stessa, in giro per il mondo: alla soglia dei trent’anni trova in Spagna l’amore della sua vita e riesce a liberarsi dei sensi di colpa che lo affliggono. Randagi è un romanzo di formazione, scritto, come dice la presentatrice Silvia Balestra, con “una lingua bella e tornita, che con misura e sapienza ci regala echi luminosi e ironici di toscanità”.
  4. Niente di vero di Veronica Raimo ed. Einaudi, voti 169, presentato da Domenico Procacci. La giuria degli studenti ha attribuito al libro di Veronica Raimo il premio Strega giovani 2022. L’opera è un’ironica autobiografia, che ci racconta di un madre onnipresente, di un padre ansioso e ipocondriaco e di un fratello talentuoso; lo fa con stile leggero, riportando episodi tristi ed episodi esilaranti dell’infanzia, ma anche fatti devastanti come l’aborto o la morte del padre. Sorge spontanea la domanda quanto c’è di vero?
  5. Nova di Fabio Bacà ed. Adelphi, voti 168, presentato da Diego da Silva. Quinto posto ex equo con Alessandra Carati. Le “nove” sono stelle nell’ultima fase di evoluzione, che, dopo violente esplosioni in cui aumenta notevolmente la luminosità, scompaiono. Davide, il protagonista del romanzo di Bacà, assiste senza reagire a una violenza subita dalla moglie che invece viene soccorsa con inattesa violenza da un monaco zen. L’autore con una raffinata ricercatezza linguistica fa una riflessione sulla violenza parte integrante di noi stessi.
  6. E poi saremo salvi diAlessandra Carati ed. Mondadori, voti 168, presentato da Andrea Vitale. Ex equo con Fabio Bacà, anche in questo libro si parla di violenza, ma questa volta è la guerra che ha disintegrato la ex Jugoslavia e costretto all’esilio tante persone. Nel libro si racconta la vita di Aida esule a sei anni che attraverso un complesso e spesso doloroso processo di integrazione fa dell’Italia la sua terra. Con stile semplice ma incisivo l’autrice riflette sull’atrocità della guerra e sulle conseguenze emozionali dei protagonisti, senza concedere toni consolatori.
  7. Nina sull’argine di Veronica Galletta ed. Minimun fax, voti 103, presentato da Gianluca Lioni. Un importante progetto è assegnato all’ingegnere idraulico Caterina perché tutti gli altri candidati sono stati esclusi per una vicenda giudiziaria. La scrittrice racconta contemporaneamente come la protagonista affronta le difficoltà incontrate nel cantiere in quanto donna e la contemporanea, lenta ricostruzione della propria vita sentimentale. L’autrice, essa stessa ingegnere idraulico, usa spesso un linguaggio fin troppo tecnico nelle parti che riguardano la costruzione dell’argine, mentre il linguaggio diventa più scarno ed essenziale nei momenti di introspezione.

La caratteristica che accomuna gli scrittori della settina del premio Strega di questo anno post Covid-19, sembra essere quella del percorso umano e introspettivo dei personaggi in fasi diverse della vita che portano alla crescita e all’accettazione dei propri limiti. Città come Roma, Berlino, Madrid, Milano, Pisa, Lucca sono le ambientazioni dove si svolgono le vite dei personaggi spesso in fuga da ambienti provinciali e borghesi dove l’integrazione risulta più facile e la libertà di essere finalmente se stessi è raggiungibile. La proclamazione del vincitore del Premio Strega 2022 avverrà il 7 Luglio nel Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Valle Giulia sede storica della manifestazione.

Le otto montagne, 2022 di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, tratto dal libro omonimo di Paolo Cognetti, 2017
Il colibrì, 2022 di Francesca Archibugi, tratto dal libro omonimo di Sandro Veronesi, 2020
POSTFAZIONE

Speriamo che da qualcuno di questi libri qualche uomo di cinema riesca a tirar fuori un buon film. La ripetitività delle storie – tutte uguali, tutte ricalcate, dopo la dolorosa uscita di scena di Mattia Torre, uno dei pochi autorevoli e capaci autori italiani – è diventata una palla al piede del languente cinema nostrano.
Negli ultimi anni i libri vincitori dello Strega sono diventati film, uno ancor meglio testo teatrale. Vediamoli brevemente: nel 2010 l’ottimo libro di Pennacchi, Canale Mussolini, rimase ignorato (complesso per le capacità odierne portarlo efficacemente sullo schermo); nel 2011 ignorato anche il libro di Edoardo Nesi, l’attualissima Storia della mia gente; nel 2012, Alessandro Piperno passa la mano con il secondo libro della saga dei Pontecorco Inseparabili: il fuoco amico dei ricordi; nel 2013 è Walter Siti che rimane fuori dagli stabilimenti cinematografici con Resistere non serve a niente; nel 2014, è il piacevolissimo testo di Francesco Piccolo (Il desiderio di essere come tutti) a rimanere senza impiego per il cinema; nel 2014, La ferocia di Nicola Lagioia diventa base per un film in produzione per la regia di Vincenzo Marra; anche La scuola cattolica di Albinati (che vince lo Strega nel 2016) finisce senza entusiasmi sugli schermi ad opera del regista Stefano Mordini; così come il vincitore del 2017, Le otto montagne di Paolo Cognetti (regia di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, Premio della Giuria a Cannes, 2022); nel 2018 nessuno pon mani al magnifico libro di Helena Janeczek, La ragazza con la Leica; mentre il vincitore dell’edizione 2019, Antonio Scurati calca le scene teatrali con il suo successo M il figlio del secolo grazie anche al decisivo contributo di Massimo Populizio. Francesca Archibugi firma la regia di Il colibrì di Sandro Veronesi vincitore dell’edizione 2020. Nel 2021 è Emanuele Trevi, da me molto amato con l’imperdibile Due vite, difficile da portare sullo schermo, se non snaturandone vilmente l’ottica e la sensibilità.
Staremo a leggere, poi, se del caso, a vedere.

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