The Staircase

The Staircase (serie tv Sky e docuserie Netflix):
storia di una morte accidentale e di uno scrittore bugiardo, ma innocente

di Tano Pirrone

È disponibile su Sky la serie USA Staircase – Una morte sospetta; interpreti Colin Firth[1], Toni Collette[2] e Michael Stuhlbarg[3], più, delizia assoluta, Juliette Binoche[4]. La serie consta di otto puntate per circa 500 minuti di visione. Antonio Campos, già alla prova in cinque episodi di The Sinner ne è ideatore, sceneggiatore (con Maggie Cohn), e regista di sei delle otto puntate (le altre due, la quinta e la sesta, sono a carico di Leigh Janiak). Niente di travolgente: onesto impegno e ampie possibilità di miglioramento. I canoni utilizzati: storia pompata con anabolizzanti ad uso e consumo di un pubblico famelico, che ormai ha paura soltanto della normalità.

È la storia vera, pur abbondantemente finctionata, del narratore statunitense Michael Peterson, che è indagato e rinviato a giudizio per l’omicidio della moglie Kathleen, ritrovata esanime ai piedi delle scale di servizio all’interno della villa di famiglia. Nel corso delle indagini emerge la personalità contorta del protagonista (impersonato da un oltremodo gigionesco Colin Firth, spinto dalla regia a sempre meno credibili esibizioni strappa applausi): è uno straordinariamente attivo bisessuale, bugiardo globale e, fondamentalmente, egoista. Ma innocente.

Immagini della serieTV su Sky e della docuserie su Netflix

Il combinato disposto dell’interesse politico della procura e le vergognose pratiche autopromozionali dell’SBI[5] sbatte lo scrittore in galera con l’accusa di omicidio volontario: ergastolo. Lotte processuali, caduta degli dei, eroi che giungono inaspettatamente in aiuto: lo schema della tragedia greca ancora una volta ci supporta, togliendoci dall’ambascia di aver scelto male la compagnia serale della peggiore estate della nostra vita.

Nella storia reale, sin dall’inizio del processo una troupe francese[5] comincia a seguire gli avvenimenti per farne un documentario sulla giustizia americana. Sono bravi, politicamente corretti, capiscono il senso della storia che vanno raccontando e il documentario diventa una docuserie in quattro puntate, visibile su Netflix (The Staircase).

La sceneggiatura della serie statunitense racconta la storia della morte della moglie dello scrittore, le vicissitudini di quest’ultimo, e l’affiancamento della troupe francese, compreso l’innamoramento della montatrice Sophie Brunet (Juliette Binoche) per lo scrittore. Di quelle sbandate incomprensibili, che bastano a distruggere un po’ di vite. Non certo quella del bugiardo seriale, che, finalmente libero, al momento di partire con il nuovo amore (la Binoche, sì) per la Parigi dei bistrot e delle librerie della Rive Gauche, rifiuta l’ingaggio e preferisce il nido di vipere scavato abilmente nel tempo.

Ora, per i pochi, seri intenditori, desiderosi di scoprire e di imparare, anche senza premi di sorta, vedere in sequenza le due serie è evento straordinariamente stimolante e fruttuoso.

Il confronto fra la ridondante (ma accettabile, nella media) opera di Campos e le quattro puntate del documentario ci danno in osservazione due culture, due stili, due americhe, due storie diverse. I protagonisti ritratti in ogni frangente pur tragico della vicenda mantengono una misura e un equilibrio ammirevole; i personaggi enfatici, sempre sopra le righe, sembrano essere una loro caricatura, o forse sono semplicemente rivisti con le ottiche deformate di pochi decenni dopo e ulteriormente adattate a un pubblico fagocitatore di storie e di sentimenti, costretto, come un consumatore di droga, a pompare sempre più le dosi.

È raro trovare un’opportunità così lampante, un vero caso di scuola, per riflettere sull’uso dei mezzi di comunicazione, anche nell’intrattenimento. Raccomandiamo vivamente la visione dei due spettacoli, con l’uso collaterale di ventilatori efficienti o di aria condizionata con ambizioni polari.

NOTE

[1]     Colin Firth. Sessantaduenne britannico (nobrexit!) naturalizzato italiano, sintesi in tre film: Magic in The Moonlight (2014) del solito Woody Allen; La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy) di Tomas Alfredson (2011); Il discorso del re (The King’s Speech), di Tom Hooper (2010).

[2]     Toni Collette. Della quarantanovenne australiana, attiva con successo anche in teatro, in televisione ricordiamo la tostissima detective nella serie in 8 episodi Unbelievable (2019). Sul grande schermo è stata Lynn, la mamma del piccolo Cole Sear nell’epocale Il sesto senso (The Sixt Sense) di M. Night Shyamalan (1999).

[3]     Michael Stuhlbarg. Del cinquantaquattrenne americano di Long Beach, ricordiamo, oltre all’ampia attività teatrale, i successi in tv con le ottime serie Fargo (8 episodi, 2017) e Boardwalk Empire – L’impero del crimine, 32 episodi (2010/2012). Il cinema lo vede partecipare a numerosi film di impegno civile, quali: Steve Jobs di Danny Boyle (2015); L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo (Trumbo) di Jay Roach (2015); Arrival di Denis Villeneuve (2016); Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (2017); La forma dell’acqua (The Shape of Water) di Guillermo del Toro (2017): The Post di Steven Spielberg (2017).

[4]     Juliette Binoche. Saremo stringatissimi ricordandola protagonista in Gli amanti del Pont-Neuf (Les amants du Pont Neuf) di Leos Carax (1991); in Tre colori – Film Blu di Krzysztof Kieślowski (1993); in Tre colori- Film Rosso di Krzystof Kieślowski (1994); in Il paziente inglese (The English patient) di Anthony Minghella (1996)

[5] “SBI. Ufficio investigativo statale (State Bureau of investigation) è un’agenzia investigativa a livello statale negli Stati Uniti. Sono agenzie in borghese che di solito indagano su casi sia penali che civili che coinvolgono lo stato e/o più giurisdizioni. In genere forniscono anche supporto tecnico alle agenzie locali sotto forma di servizi di laboratorio e/o di registrazione, o per assistere direttamente nell’indagine dei casi su richiesta dell’agenzia locale. Un SBI è l’equivalente di uno stato del Federal Bureau of Investigation, ma può includere anche una giurisdizione investigativa simile ad altre forze dell’ordine federali. Gli SBI indagano su tutti i casi loro assegnati dalle leggi del loro stato e di solito riferiscono al procuratore generale del loro stato o, in alcuni casi, direttamente al governatore del loro stato.”

[6]     Jean-Xavier de Lastrade, dopo aver vinto l’Oscar nel 2002 (74a edizione) per il miglior documentario (Un coupable idéal), da lui prodotto e diretto, inizia le riprese del documentario sulla storia della morte di Kathleen Peterson, di cui è incolpato e condannato il marito, lo scrittore di guerra Michael Peterson. de Lastrade torna a filmare nel 2012/2013 coprendo gli sviluppi del caso. L’opera firmata da Antonio Campos inserisce strutturalmente nella narrazione tutta l’attività della troupe di de Lastrade.

Informazioni su Tano Pirrone 66 Articoli
Sono nato in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943. Ho frequentato il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Negli anni ’70 ho vissuto due lustri a Palermo, dove ho lavorato in fabbrica, come impiegato amministrativo- commerciale. Nel 1981 mi sono trasferito a Roma per amore di Paola, oggi mia moglie. Sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità. Curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film e serie tv, vado a cinema e a teatro, seguo qualche mostra; leggo, divagando e raccogliendo fior da fiore, e scrivo di cinema, libri e teatro per Odeonblog; di altre cose per me stesso. Ho pubblicato anche su Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che sta sempre con me dovunque io vada. Sono faticosamente di sinistra; sono stato incendiario ed ora dovrei essere ragionevolmente pompiere.
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