Hollywood, America. La notte degli Oscar, dal nostro inviato esclusivo

Coda- I segni del cuore, 2021 di Sian Heder

di Tano Pirrone

Intanto, vi do una notizia appena arrivata, ancora non ufficiale, riservata – livello inviati esclusivi – tiptap secret: la notizia verrà data dal Tg1 delle 13 direttamente da Sua Equità la Presidente della Rai, pardon, del Tg di Rai1, per essere subito dopo smentita, in modo che nel Tg della 20 se ne possa fare un approfondimento, per confermare che era vera, ma non troppo. Io ne sono venuto a conoscenza perché sono amico del cugino di un impiegato amministrativo di un bagno turco di Odessa, che ora (il cugino) fa il massaggiatore a Roma ed ha come cliente la suocera della cognata dell’uomo che fa le pulizie nel palazzo affianco a quello della Rai. La notizia è questa: la direzione del festival di Sanremo è stata scippata dalle mani di Amadeus (cui voglio tanto bene perché assomiglia molto a mio figlio Francesco, ma non viceversa) e affidata per un triennio a… Zelensky. Cosi Putin al massimo potrà andare a Domenica In, ma mai di domenica, da Mara Venier: peggio di così non poteva essere punìt…, il Putìn!

Le altre notizie sono più serie e riguardano veramente la notte in bianco degli Oscar: parafrasando l’infelicemente political scorrett che è e che fu quel negriero di Shakepeare, “tanto rumor per nulla!”. Ma prima di darle, devo confessarvi che non sono inviato di nessuno da nessuna parte, ma che si tratta di un refuso, che non posso cambiare per vincoli contrattuali.

Allora, andando in ordine, ma cominciando dalla Coda, bisogna rassegnarsi a priori e atarassicamente lèggere e inghiottire senza masticare: il film che ha vinto si chiama Coda. Poco o punto si sa di altro: ieri sera ho visto 7 minuti e mezzo di questo film su Sky e poi mi sono svegliato alle 7,30. C’è relazione fra il minutaggio della mia sofferenza di ieri sera e l’ora della sveglia? Non saprei, ma nel magico mondo di Penn, tutto è possibile! Tornando alla Coda e rassicurando i romani che leggono posso assicurare senza tema di smentite che la Coda non è alla vaccinara, ma si tratta di un film di sordomuti per udenti che sentono: io che sento poco mi troverò comunque bene. Ad un attore realmente sordomuto è andato l’Oscar per la migliore prestazione maschile. Il film è un rifacimento di un film francese, dimenticato, La famiglia Bélier.

Prima di continuare, mi preme informare il distinto pubblico che l’intervento del Presidente dell’Ucraina non si è svolto nonostante le minacce di Sean Penn. La felice linea politica del premio si è però consolidata: i premi sono stati equamente distribuiti in base ai colori della pelle e all’appartenenza alla comunità LGBTQQIA+. Di più non so. Rimarco, comunque la totale estraneità della comunità giornalistica di Repubblica (unica mia fonte allo stato attuale) a qualunque tentativo di essere corretti nel riportare le notizie e nell’uso dei termini della lingua italiana. Vengo e mi spiego: scrivono i gloriosi che Will Smith ha colpito con un “pugno” il solito cretino di turno, che americanamente scherza sulla malattia della moglie del nostro amato Will, giustamente incazzato. Ora il “pugno” è, in lingua italiana, “un colpo inferto con la mano chiusa”.

Il pugno di Will Smith a Chris Rock

A fianco alla notizia c’è una foto, che dimostra senza ombra di dubbio, che Will, ha colpito il presentatore cretino con uno schiaffo, che è, invece “colpo dato sul viso con la mano aperta”. Lo schiaffo se saputo dare è altrettanto se non più doloroso, e sicuramente più umiliante. Non sono autorizzato a rilasciare premi, ma se potessi, il mio Oscar solidale andrebbe al vincitore dell’Oscar per il miglior protagonista nel film King Richard – Una famiglia vincente (lo stesso Will Smith). Alla bella Jada Pinkett le nostre scuse e gli auguri di pronta e definitiva guarigione. Condizione quest’ultima, la guarigione, che è praticamente impossibile per cotal schiocco cui fu dato il compito di presentare la serata degli Oscar: dalla stupidità non si guarisce, ma uno schiaffo ogni tanto tiene all’erta.

L’unica buona notizia che arriva dalla patria di Biden (quello che sembra Stanlio ed invece è solo scemo, per distinguerlo dall’orrido peldicarota che è scemo ma sembra Ollio) è questa: il film di Sorrentino non ha vinto; il regista napoletano torna a mano (di Dio) vuota (…Dio lo volle!).

Informazioni su Tano Pirrone 58 Articoli
Sono nato, in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943.
Ho fatto il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Abbandonai senza patemi la giurisprudenza che non faceva per me, solidarizzando con Pascal, che afferma: «[…] la legge umana è la misura dell’umana imbecillità […])»
Ho lavorato a Palermo, in fabbrica, come impiegato amministrativo-commerciale; poi, trasferitomi a Roma per amore di mia moglie Paola, sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità.
Vivo a Roma dal 1981; leggo, scrivo, curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film, vado a teatro, seguo le mostre. Sono faticosamente di sinistra; leggo soprattutto, dalla (sua) nascita, Repubblica e, da un anno, anche Il Foglio. Colgo fior da fiore e scrivo su Odeon, Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che anche ora porto sempre con me dovunque vada. Sono stato incendiario ed ora sono ragionevolmente pompiere.
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Tano Pirrone

Letizia, bravissima con le foto: hai recuperato il tono al vetriolo e trovata la prova testimoniale dell’imprecisione sistemica dei cronisti di Repubblica.

Tano Pirrone

Michele Serra nella sua “amaca” di oggi prende posizione sullo “schiaffo” degli Oscar. Lo fa con fair play e decisione.
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FRANCAMENTE ME NE INFISCHIO di Michele Serra

La sberla di Will Smith a Chris Rock (del secondo ignoravo l’esistenza fino a poche ore fa) ha avuto, per un giorno, più o meno lo stesso impatto mediatico della guerra in Ucraina. Qualcuno, giustamente, ha fatto notare che, con una carneficina in corso, non era il caso di mettere in scena una lite violenta davanti a una così vasta platea. Ma forse dovremmo anche riflettere sul fatto che la vastità di una platea viene decisa e alimentata da network e giornali che non sono gli esecutori neutrali della volontà popolare, ma ne sono, in buona parte, i suggeritori, se non gli artefici. I media non stanno a valle del nostro immaginario. Lo formano: stanno dunque a monte.
Gli Oscar sono un prestigioso, importante premio cinematografico americano, largamente monopolizzato, come è ovvio, dal cinema americano – che tanta parte ha avuto nell’immaginario mondiale dell’ultimo secolo – e dai suoi protagonisti.
Come tutti, mi interessa parecchio sapere chi ha vinto gli Oscar, anche per decidere quali film vale la pena vedere. Di tutto il contorno, francamente me ne infischio (battuta celebre di un celeberrimo film americano), e considero che il parossistico interesse dedicato dal resto del mondo alla serata degli Oscar, al di fuori e al di là dell’elenco dei vincitori e della consegna delle statuette, sia una manifestazione di imbarazzante provincialismo.
Il fatto che “tutti ne parlino” non corrisponde a un imperativo categorico; piuttosto, è l’alibi del conformismo. Si può scegliere perfino di parlare d’altro, ogni tanto. Non è vietato. Quanto a Chris Rock, se non avessi scritto il suo nome nella prima riga, l’avrei già dimenticato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA ILLUSTRAZIONE DI GUIDO SCARABOTTOLO