Pirandello e il cinema, un rapporto complesso#1

a cura di Tano Pirrone

Nell’estate del 1928 si concluse la grande avventura del Teatro d’Arte di Roma[1], la compagnia creata da Pirandello nel tentativo frustrato di riformare il teatro italiano. In settembre lo scrittore lasciò l’Italia in una sorta di esilio volontario. Ad eccezione di alcuni viaggi a Londra, Parigi, in Italia, il drammaturgo, che già negli anni giovanili aveva frequentato l’università di Bonn, visse a Berlino per i successivi due anni, fino all’estate del 1930.

Qui conobbe i protagonisti della vivacità culturale della metropoli. Durante il soggiorno berlinese, Pirandello portò a termine Lazzaro e Questa sera si recita a soggetto.. Lavorò anche ad altri drammi e – tra il luglio e il novembre 1929 – a Come tu mi vuoi; da questo successo teatrale nel 1932 fu tratto un film sdolcinato dal titolo As You Desire Me[2], con Greta Garbo e Erich von Stroheim.

Era la prima collaborazione di Pirandello con Hollywood, ma non il suo primo incontro con il cinema. Alla nuova arte il drammaturgo era interessato già da molto tempo, soprattutto per ragioni economiche. È chiarificatrice una sua frase scritta in una lettera a Marta Abba il 17 maggio 1930: «L’avvenire dell’arte drammatica ed anche degli scrittori di teatro è adesso là. Bisogna orientarsi verso una nuova espressione d’arte: il film parlato. Ero contrario, mi sono ricreduto». Questa contrarietà era stata resa manifesta, scrivendone appunto nel suo romanzo del 1915 ambientato in uno studio cinematografico (I quaderni di Serafino Gubbio operatore), con aperta antipatia a «quella macchinetta stridula, che pare sul treppiedi a gambe rientranti un grosso ragno in agguato, un ragno che succhia e assorbe la realtà viva degli attori per renderla parvenza evanescente.» Ma Pirandello nel 1930 viene coinvolto nel primo progetto di film sonoro prodotto in Italia, capogruppo dei film della rinascita operata principalmente da Stefano Pittaluga[3]. Il produttore genovese si affida per realizzarlo a Luigi Pirandello, commediografo illustre ma capace di adattarsi alle richieste dell’industria culturale: La canzone dell’amore[4] per la regia di Gennaro Righelli[5], con Dria Paola, Isa Pola, Mercedes Brignone, Olga Capri, Elio Steiner, Camillo Pilotto, Nello Rocchi, Fulvio Testi e Umberto Sacripante.[6]

Particolare curioso: questo film detiene la palma di primo film sonoro prodotto in Italia. Non è però il primo film parlato in italiano: prima che la rinnovata CINES affidasse a Gennaro Righelli la riduzione cinematografica della novella di Pirandello un gruppetto di italo-americani, riunitisi nella ITALOTONE Inc. aveva infatti realizzato a New York un film sonoro, parlato e cantato in lingua italiana. Si tratta di Sei tu l’amore?[7] Era il 1930 e ad interpretarlo fu scelto Alberto Rabagliati, che si trovava in America per aver vinto un concorso di rassomiglianza col divo Rodolfo Valentino, la cui scomparsa si cercava di colmare in ogni modo possibile.

Immagini dei film: in alto a dx Greta Garbo in Come tu mi vuoi, 1932; sotto a dx Luisa Caselotti e Alberto Rabagliati in Sei tu l’amore?, 1930 e Paola Dria in La canzone dell’amore; a sn la Locandina di Sei tu l’amore? e sotto Come tu mi vuoi.

Giunto a New York il giovane ed estroso cantante milanese aveva sostenuto qualche particina, poi, essendosi dato troppo da fare con un’attrice, il cui marito era un personaggio che contava, s’era visto chiudere in faccia tutte le porte dell’allora Mecca del cinema. Il gruppo di oriundi che avevano fondato la ITALTONE gli offrirono la parte dello scanzonato protagonista. Accanto a lui la soave Luisa Caselotti e un terzetto di sapidi caratteristi come Augusto di Gianni, Mario De Dominicis ed Enrico Armetta. Il film ottenne un vivo successo sia nella comunità italiana sia in Italia quando apparve all’inizio della stagione 1930-1931, proprio quella che segnò l’avvio del sonoro. Unanime il giovane fronte della critica, salvo il reazionario foglio “Rivista del cinematografo” che tranciò condanne di immoralità.

Pirandello andrà al cinema ancora numerose volte, fino all’ultimo ottimo film di Roberto Andò La Stranezza (2022): ne parleremo in un prossimo articolo.
Intanto i migliori auguri di buona fine e ottimo principio d’anno.

NOTE

[1]     Il Teatro d’Arte di Roma fu una compagnia teatrale fondata nel 1924, di cui fu direttore artistico e capocomico Luigi Pirandello. La compagnia debuttò il 2 aprile 1925 con l’atto unico di Pirandello Sagra del signore della nave e una commedia dell’irlandese Lord Dunsany al teatro Odescalchi di Roma, fatto costruire appositamente per la compagnia del Teatro d’Arte. La compagnia si sciolse il 15 agosto 1928, sulla piazza di Viareggio, continuando tuttavia a lavorare dopo aver mutato il nome in Compagnia Pirandello.

[2]     Tratto dal famosissimo dramma di Luigi Pirandello Come tu mi vuoi, il film è noto per la sua melensaggine. La pièce, invece, con il suo nome italiano, ebbe una versione filmata voluta dalla Rai e firmata da Susan Sontag (1981), intellettuale statunitense: è ispirata al caso Brunera-Canella. Mi sembra importante quello che la Sontag rispose quando le fu chiesto quanto il background culturale, le origini ebraiche e statunitensi e l’impegno femminista avesse influito sullo spettacolo: «Essere creati dal desiderio degli altri è una caratteristica della condizione umana, ma è particolarmente tipica della situazione delle donne. L’edificio culturale dell’oppressione delle donne può essere riassunto dai modi in cui è sottinteso che le donne, a differenza degli uomini, sono create dal fatto che sono desiderate. Mi è stato domandato se ho tentato di dare un’interpretazione femminista a questa commedia di Pirandello. Rispondo che, come femminista, ho soltanto tenuto presente la commedia che Pirandello ha scritto. Ma la commedia è già, oggettivamente, ferocemente femminista, quali che siano state le intenzioni dell’Autore; nella tristezza tremenda di questa commedia c’è anche qualcosa di corrosivo, una vena di black comedy. È una moralità che va al di là della tristezza, quando l’Ignota proclama con orgoglio: “Essere? Essere è niente! Essere è farsi!”»

[3]     Di lui Anton Giulio Bragaglia disse: «…portò il sistema e l’ordine nel vecchio mondo del nostro cinema, istituendo sistemi di correttezza ispiratori di fiducia e di lealtà  commerciale.» Morto ancor giovane nel 1932, si diceva avesse la caratura dei Mayer e dei Goldwin d’America. Portò il cinema fuori dalla crisi nera degli anni 20 fornendogli modelli culturali e operativi fondamentali per il successivo sviluppo.

[4]     Trama: Lucia, ragazza di buona famiglia, frequenta il Conservatorio di Roma. Simpatizza con un compagno di studi, Enrico, che al termine dell’anno scolastico, le dedica una canzone da lui stesso composta: «Solo per te Lucia.» Il tenero idillio viene inaspettatamente interrotto a causa della morte della madre di Lucia. La scomparsa scombussola la vita della ragazza, costretta a trovare lavoro. Smette di frequentare Enrico per non coinvolgerlo. Al fine di un periodo altamente drammatico, però i due innamorati, pur con sacrificio, si sposano.

[5]     Salernitano, diresse un centinaio di film, molti anche in Germania; curò la regia di diversi film di Angelo Musco e a cavallo degli anni ’40 almeno due film di Anna Magnani.

[6]     Il soggetto, come detto era di Pirandello, adattato dal racconto dal titolo assai poco profetico In silenzio. Dalla novella nel 1985 fu ricavato un riuscitissimo sceneggiato televisivo della Rai, per la regia di Piero Schivazappa e per interpreti Matteo Gazzolo, Anna Maestri, Remo Remotti.

[7]     Trama: la giovane protagonista per il combinato disposto di abbandono dell’innamorato e di intervenuto licenziamento cerca di farla finita col gas. Il puzzo mette in allarme il trio di buontemponi che soccorre la ragazza e da lì in poco, nonostante qualche malinteso, l’amor trionfa.

Informazioni su Tano Pirrone 88 Articoli
Sono nato in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943. Ho frequentato il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Negli anni ’70 ho vissuto due lustri a Palermo, dove ho lavorato in fabbrica, come impiegato amministrativo- commerciale. Nel 1981 mi sono trasferito a Roma per amore di Paola, oggi mia moglie. Sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità. Curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film e serie tv, vado a cinema e a teatro, seguo qualche mostra; leggo, divagando e raccogliendo fior da fiore, e scrivo di cinema, libri e teatro per Odeonblog; di altre cose per me stesso. Ho pubblicato anche su Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che sta sempre con me dovunque io vada. Sono faticosamente di sinistra; sono stato incendiario ed ora dovrei essere ragionevolmente pompiere.
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