La conosciamo bene Adriana?

Io la conoscevo bene, 1965 di Antonio Pietrangeli

di Letizia Piredda

Ci sono film che si scoprono solo tardivamente e che suscitano un coacervo di domande che si affollano in modo tumultuoso e pressante. Uno di questi è “Io la conoscevo bene”.

Pietrangeli è stato un autore di difficile collocazione. Fa sicuramente parte della commedia all’italiana, pur  distaccandosene fortemente; d’altra parte non è assimilabile nemmeno al cinema successivo caratterizzato da tematiche esistenziali, vedi Antonioni[1] e Fellini, o quello in cui le tematiche esistenziali si mescolano ad istanze politiche, come nel caso di Pasolini. Pietrangeli, e questo è un fatto ormai assodato e condiviso da tutta la critica, è stato il regista più sottovalutato degli anni ’70.
A differenza dei registi suoi contemporanei, punto di partenza e punto di arrivo non coincidono nei suoi film, e soprattutto in questo che è il suo capolavoro.

Pietrangeli parte da un dato sociale, il boom economico degli anni ’60, con tutti i rivolgimenti e gli squilibri che ne conseguono, ma non gli interessa esaurire il discorso nell’ambito della didattica del film sociale. A lui interessa il sommerso psicologico. Ce lo racconta attraverso un personaggio femminile, perché le donne costituiscono la punta più debole di questo fenomeno: Adriana, che rappresenta il prototipo di tutte le ragazze che si spostano dalla provincia alla città, nel tentativo di fare fortuna, di cambiare la propria classe di appartenenza dove i valori sono ancora solidi, per approdare alla piccola e media borghesia che ancora non ne ha forgiati di nuovi. La vediamo cambiare di continuo lavoro: parrucchiera, maschera in un cinema, modella, poi in posa per agenzie pubblicitarie e insieme al lavoro cambiano di continuo gli uomini che le ronzano intorno e con i quali finisce per andare a letto con indolenza, con una sorta di compiacimento e di compiacenza che chiama innamoramento. Non ha idea di cosa vorrebbe fare e annaspa in un mondo completamente sconosciuto, cercando di barcamenarsi tra le possibilità che incontra man mano.

Alcune immagini del film

Il ritratto impietoso che ne fa lo scrittore con cui ha passato una notte, chiamandola Milena, corrisponde solo in parte alla realtà. Più che altro corrisponde a quello che la gente vede e vuole vedere.
La Roma di quegli anni è un mercato delle velleità, dominato dal mito della carriera cinematografica. Ed è proprio lì che Adriana incontra l’inciampo più grosso ed è proprio contro quel tipo di cinema che Pietrangeli si scaglia: un sottobosco di mezze maniche che sfrutta l’ingenuità e il desiderio delle aspiranti attrici ( e attori).

Dal film emergono due elementi di rilievo caratteristici del cinema di Pietrangeli che qui assurgono a  dimensione iconica.
La limpidezza che è insieme dell’immagine e di come è costruito il personaggio, e la spietatezza: credo che non ci sia una scena più spietata di quella in cui Adriana vede al cinema insieme alle sue amiche mascherine il pezzo di cinegiornale che, invece dell’inizio di una promettente carriera cinematografica a lungo sognata, si rivela una cocente umiliazione di pubblico dominio non più sopportabile.

L’atemporalità del film, quanto dura la vicenda di Adriana? è forse l’elemento che ci fa intuire il vuoto esistenziale della protagonista, riempito da uno sfondo sonoro dove si alternano a mo’ di contrappunto le canzonette d’epoca, filtrate dalla radio, dal giradischi e dai juke-box. Musica che, lungi dall’essere inerte come in molti film, riesce a dialogare e a definire personaggi , situazioni e sentimenti.
Vuoto esistenziale e assenza di identità sottolineate anche dagli specchi che moltiplicano frammentandola l’immagine di Adriana con le lacrime che le sciolgono il trucco.
Sappiamo chi è veramente Adriana solo alla fine, con quel volo dal balcone così fulmineo e così inatteso che quasi non ci crediamo.
Nel ritratto che aveva fatto di Milena-Adriana lo scrittore aveva sbagliato una cosa: che tutto le scivolava addosso.


Note

[1]Vedi Ad ognuno la sua alienazione qui su Odeonblog.it

Informazioni su Letizia Piredda 144 Articoli
Letizia Piredda ha studiato e vive a Roma, dove si è laureata in Filosofia. Da diversi anni frequenta corsi monografici di analisi di film e corsi di critica cinematografica. In parallelo ha iniziato a scrivere di cinema su Blog amatoriali.
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