Speciale Nanni Moretti#4

Caos Calmo: Nanni Moretti solo attore?

di Pino Moroni

Nel 2005 esce il libro Caos Calmo di Sandro Veronesi e nel 2006 vince il Premio Strega.
Nanni Moretti se ne innamora fin dalla prima lettura, come succederà anche con Tre Piani di Eshkol Nevo. Mette mano alla sua sceneggiatura per un film, insieme a Francesco Piccolo.
La storia è quella di un manager Pietro Paladini (Moretti vuole ritagliarsi un ruolo per la sua recitazione) che rimasto all’improvviso vedovo, per esorcizzare questo lutto profondo, cerca di isolarsi dal mondo, promettendo alla figlia di 10 anni di aspettarla, ogni giorno fuori la scuola fino alla fine delle lezioni, seduto su una panchina di un piccolo parco.
Anche se il film ha un’altra firma registica ed un romanzo autorevole non si può negare che questa pellicola (rilettura in altra chiave de La stanza del figlio del 2001) sia assolutamente tutta farina del suo sacco.
Nonché rivisitazione autentica del suo personaggio di sempre Michele Apicella: Nanni ha capito che Paladini poteva interpretare un Apicella che cercava di mettere ordine alla propria vita, modificando l’importanza delle relazioni e dei valori della propria esistenza.
Ma scopriamo di più su questo film, non secondario, che per chi conosce Moretti, è in tutto e per tutto un suo film.
Il produttore Domenico Procacci (che detiene i diritti d’autore di Caos calmo attraverso la Fandango Libri, già propenso a trasformarlo in un film) è la chiave di tutta l’operazione. Si incontra con Moretti entusiasta del ruolo di Pietro Paladini.
Oltre Veronesi, nella scuderia di Procacci c’è Antonello Grimaldi, intervenuto a sceneggiatura ultimata solo per girare.

Alcune scene di Caos Calmo, di Antonello Grimaldi, 2007

Grimaldi è un regista, aiuto regista, collaboratore alla regia, attore, con all’attivo film come Nulla ci può fermare (1989), Il cielo è sempre più blu (1996) con trenta storie e 58 attori, Radio Freccia (1998) che dirige a quattro mani con Luciano Ligabue (collaboratore alla regia, in quanto Ligabue è digiuno di macchina da ripresa), tutti prodotti dalla Fandango.
Partecipa anche con altri registi a puntate di serie televisive ed a film Tv (con storie già sceneggiate) come Distretto di polizia.
E’ anche attore per Gabriele Muccino in Come te nessuno mai (1999) e per lo stesso Nanni Moretti ne Il caimano (2006).
Dopo il film Caos calmo (2008) è tornato a dirigere un film Restiamo amici solo nel 2018.
Tutto questo ci fa capire, visto il personaggio di Nanni Moretti in Caos calmo ‘sempre in panchina’, che era necessario che qualcuno ‘giocasse’ nel ruolo di regista, dietro la macchina da presa.
Indicative le parole di Nanni Moretti in una intervista: “Con Antonello mi sono trovato benissimo. In nove settimane di riprese c’è stata una sola litigata. Io chiedevo un quarto ciak per una scena che non mi convinceva, invece Antonello non la riteneva necessaria”.
(Si potrebbe pensare che per quieto vivere, considerato il perfezionismo di Moretti si era adeguato al suo ‘doppio’ di regia n.d.r.).
Tornando alla recensione del film, Nanni Moretti c’è tutto. Dal bel libro di Sandro Veronesi ha tratto una sceneggiatura, salda, compatta, senza sbavature di un film presentato anche al Festival di Berlino.
Da Moretti calmo, seduto su una panchina, in un parco di fronte ad una scuola, pieno di sacro fuoco di tensione morale, vengono in processione ed in confessione umana tutti gli altri personaggi, emblemi di una povera umanità nel caos. Umanitá persa che lo abbraccia, si confessa, lo ascolta come un santo eremita dell’antichitá. Pieno anch’esso di tremori nascosti ma saldo nella sua promessa di attendere ogni giorno la figlia decenne fino alla fine delle lezioni. 
C’é in questo un vago senso di colpa per non aver potuto aiutare la moglie morta all’improvviso, in sua assenza. Il suo personaggio rifiuta in parte il lavoro, ma soprattutto ogni promozione, a dimostrare che ancora lo sostiene una forte morale. Moretti ha saputo reinterpretare l’alter ego dei suoi film (Michele Apicella) a cominciare da Ecce Bombo, dissociandosi dalla sua generazione fatta di persone arrivate ormai corrotte dal potere e dai soldi. Sicuramente si puó ritrovare, nel suo personaggio, il prete di La messa é finita, ma ancor piú il senso profondo del dolore nascosto e la forza morale di continuare a vivere per gli altri de La stanza del figlio. Con una accuratezza e sensibilitá nello sviluppare il composto senso di solitudine e di angoscia in una visibile astrazione dai futili ed inutili scopi di vivere, fatti di imbrogli e tradimenti, viltá e filosofie spicciole.
Nanni Moretti é stanco di giustificare le idee stupide e gli atteggiamenti consumistici e formali delle gente. Non gli va piú di accettare le convenzioni sciocche ma funzionali ad un mondo fatto di bugie, di stupidità fatta realtá, di buoni propositi senza realizzazioni. Basta con la “reversibilitá” dove é vero tutto ed il contrario di tutto. Il suo personaggio diventa allora il simbolo di una morale perduta e nel film vincente. É un messaggio forte: solo chi in questo caos umano, compostamente si astrae, riesce a guardarsi intorno, a vivere le piccole grandi realtá, a far scorrere di nuovo il tempo in maniera naturale e intelligente, riesce a recuperare se stesso e dare messaggi di tranquillitá agli altri. 
É il calmo che vince il caos. Il film ci mette in apnea per molto tempo ma ha almeno tre momenti di grande, intensa liberazione: lo sfogo, pieno di lacrime di Moretti in macchina, solo nella notte; la scena del sesso violento con Isabella Ferrari; ed il momento della tenera richiesta della figlia di non rimanere piú davanti alla scuola ad aspettarla. 
Film filosofico, umano, profondo, che sembra sia riuscito a farsi sentire dagli spettatori anche nella sua complessitá, nel suo essere difficile ed intelligente, come  sempre é stato Nanni Moretti.
Bravo Alessandro Gassman nella parte del creativo fratello, preso dalla moda sportiva, dal mondo dei Vip e dalle belle donne. Bravo Silvio Orlando nella parte del capo del personale di una produzione cinematografica, che risolve gli organigrammi con la filosofia e la teologia. 
Brava Valeria Golino, cognata sballata, credulona, incinta di un uomo piú giovane sposato. 
Fino al cameo di Roman Polanski nella parte del boss di una multinazionale, assolutamente perdente come essere umano. 

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